«MYSTICI CORPORIS». - Parole iniziali dell’enciclica di Pio XII, data il 29 giugno 1943 (AAS, 36 [1943], pp. 193-248), in cui è svolta la dottrina del Corpo Mistico. Il Pontefice fu indotto a promulgare il solenne documento dal memorandum speciale di nome, Corrado Gröber, arcivescovo di Friburgo (Brisgovia) alla S. Sede e ai vescovi tedeschi, circa gli errori diffusi in Germania sull’argomento (cf. J. Froger, L’encyclique Mediator Dei, in La pensée catholique. Cahiers de synthèse, 7 [1949], pp. 56-76, soprattutto pp. 65-66 ove è riportato il n. II della lettera del Gröber, in cui sono chiaramente indicate le esagerazioni dottrinali sul Corpo Mistico). L’enciclica è una risposta precisa e circostanziata ai singoli punti incriminati, ma generalmente data in forma implicita, come inciso di un discorso più ampio: anzi, nello sviluppo sereno della l’imponente complesso dottrinale, la risposta acquista una particolare forza persuasiva per chi ha errato e uno speciale vigore probativo per chi è rimasto nell’ambito dell’ortodossia.
L’enciclica muove dal concetto della Chiesa come corpo, di cui rileva la prerogativa: uno, indiviso, visibile, organicamente e gerarchicamente compatto, munito di mezzi di santificazione (i Sacramenti) e costituito di determinati membri (non esclusi i peccatori); dimostra poi che questo corpo è di Cristo «corpus Christi», perché Gesù Cristo ne è a) il fondatore: con la predicazione evangelica, la redenzione di Croce, la promulgazione nel giorno della Pentecoste; b) il capo: per l’eccellente dignità, la direzione invisibile e visibile (per mezzo del papa e dei vescovi), per la mutua interdipendenza, per la conformità di natura e di Grazia con il corpo, per la pienezza dei carismi soprannaturali, per l’influsso su tutto l’organismo per le vie ontologiche (santificando) e psicologiche (illuminando); c) il sostentatore, attraverso i suoi ministri, che edificano dal di fuori, e lo Spirito Santo, che come anima del Corpo Mistico ne è l’interno principio di coesione e il regolatore di tutte le correnti vitali; d) il salvatore, poiché acquistò sanguine suo tutti i membri della Chiesa (parte 1ª). Da tali rapporti di Cristo con la Chiesa emerge l’intima misteriosa unione di tutti i fedeli con Gesù, di cui si illustrano i vincoli giuridici, sociali, psicologici, ontologici e sacramentali, soprattutto eucaristici (parte 2ª). Come corollario della materia svolta, il Papa condanna il falso misticismo e quietismo e alcuni errori intorno la confessione e la preghiera, per terminare con un caldo appello ad amare la Chiesa (parte 3ª). Un suggestivo epilogo su Maria, come Madre del Corpo Mistico, chiude il grande documento.
Nell’enciclica si rilevano spesso affermazioni di straordinaria importanza teologica, quasi pronuntata maiora del Magistero nella moderna ecclesiaologia, p. es.: l’identità del Corpo Mistico con la Chiesa cattolica romana, le Chiesa (v.), la condannata vivisezione tra «Rechtskirche» (Ecclesia iuris) e «Liebeskirche» (Ecclesia amoris), lo Spirito Santo anima del Corpo Mistico, gli stretti rapporti tra il governo interno ed esterno dello stesso organismo, il teandrismo ecclesiologico, la condanna di qualunque forma di pancristismo (contro Pelz), Maria Mater Ecclesiae.
L’insigne documento è l’epilogo glorioso di quel movimento che, delineatosi in Germania per opera di J. A. Möhler (v.), influì su tutta l’ecclesiaologia dell’Ottocento (C. Passaglia, Cl. Schrader, J. B. Franzelin, M. J. Scheeben), come implicita risposta alla concezione materialistica della solidarietà umana. Quando, dopo la guerra del 1914-18, in tutta Europa le due concezioni cattolici e marxista si trovarono di fronte, quasi ideologica e cronologica coincidentia oppositorum, il motivo del Corpo Mistico fu di nuovo particolarmente sentito: sorgerò opere di larga erudizione e tendenti a una sintesi costruttiva (J. Anger, F. Jürgermeier, Feckes, Wickenhauser, Grivč, E. Mura, Koster, E. Mersch, L. Malevez, S. Tromp, Congar). In tanto fervore di studi, si spiegano entusiasmi e intemperanze di forma e di sostanza. L’enciclica aduna e valorizza i dati migliori di questa teologia in fieri, non strona il movimento, ma lo potenzia eliminandone i principi di dissoluzione; conclude un’epoca della teologia ecclesiologica, per iniziarne un’altra più sicura e più feconda.