NANTES, DIOCESI di. - Città e diocesi della Bretagna, prefettura del dipartimento della Loira inferiore, a 60 km. dall'Oceano Atlantico.
La diocesi ha una superficie di 6980 kmq. con 662.000 ab., dei quali 550.000 cattolici. Conta 277 parrocchie servite da 937 sacerdoti secolari e 150 regolari, 2 seminari; ha 59 comunità religiose maschili e 461 femminili. È suffragana di Tours e ha per patroni i martiri Donàziano e Rogaziano.
È l'antica Con-divicum, capitale dell'Armorica, abitata dalla tribù dei Namneti, donde il nome della città: fu centro amministrativo e commerciale al tempo dei Romani e fece parte della terza Lugdunense; i suoi magistrati furono cacciati nel 407 dal bretonese Conian Mieradec. Ebbe a soffrire delle invasioni durante il v e il vi sec. Nel 560 Clotario I ne affidò l'amministraz

ministrazione al vescovo Felice. I Normanni l'occuparono nell'843. Assassinato nell'874 Salomone re dei Bretoni, il Ducato fu ricostituito nel 936 da Alano Barba Torta che cacciò i Normanni. Pietro di Dreux fece di N. la capitale del suo Ducato, la fortific
ione al vescovo Felice. I Normanni l'occuparono nell'843. Assassinato nell'874 Salomone re dei Bretoni, il Ducato fu ricostituito nel 936 da Alano Barba Torta che cacciò i Normanni. Pietro di Dreux fece di N. la capitale del suo Ducato, la fortificò e la difese nel 1214 contro Giovanni Senza Terra. Nel 1342 il duca di Normandia occupò N. facendovi prigioniero Giovanni di Montfort. La città fu assediata invano da Edoardo III d'Inghilterra nel 1345. Anna di Bretagna, sposando nel 1491 Carlo VIII, gli portò in dote il Ducato. Nel sec. XV e nel XVI N. fu colpita da epidemia. Nel 1598 il re Enrico IV firmò il famoso «editto di N.» per i rapporti tra i cattolici e i calvinisti francesi. Nel XVII e XVIII sec. fu centro di cospirazioni, nel 1789 partecipò alla Rivoluzione. N. fu molto colpita dai bombardamenti aerei nel 1943 e 1944.
Il catalogo dei suoi vescovi è dato da cinque raccolte: le due di S. Albano (Aubin), la prima fino a Gualtiero (1008-41), la seconda fino a Roberto (1170-85); quella del cartulario di Quimperlé, la raccolta di Roberto di Torriche, che giunge fino a Bernardo (1148-69), e la grande cronaca di Tours che comprende anche Stefano de la Bruère (1213-1227). L. Duchesne riconobbe nel cartulario di Quimperlé le tracce d'una redazione più antica contemporanea al vescovo Adelardo. Primo della lista è S. Claro, seguito da Emius (?) e da Similiano (ricordato da Gregorio di Tours [In gloria martyrum, 59]), che vi ebbe una chiesa in suo onore fin dal tempo di Clodoveo, ed è ricordato dal Martirologio geronimiano al 16 giugno; Eusebio che partecipò al Concilio di Tours del 461; Nonnechi a quello di Vannes, Epifanio a quello di Orléans del 511; Eumerio a quelli del 533 e 541 nella stessa città (il suo epit.ffio fu composto da Fortunato [Carmina, IV, 19]), Felice (549-82), discendente da una illustre famiglia oriunda dall'Aquitania che ebbe consoli e prefetti del pretorio, intervenne ai Concili di Tours del 567 e di Parigi nel 573; dedicò, dopo il 565, la Cattedrale e fece eseguire molti lavori in città. In epoca recente si ricordano il card. Roberto Guibé nel 1507; il card. Giovanni di Lorena amministratore apostolico tra il 1542 e il 1553; Carlo di Borbone (1550-54); mons. Cospeau (1621-36); J. P. Duvoisin (1802-13); A. L. Laroche (1893-95).
I martiri di N. furono i s. fratelli Rogaziano e Donaziano, che il Martirologio geronimiano segnala al 24 maggio. Rogaziano sarebbe stato martirizzato ancora catecumenico, a causa della sacerdotis absentia fugitiva, secondo la Passio (BHL, 2275); la basilica dei due martiri viene ricordata da s. Gregorio di Tours (In gloria martyrum, 59) il quale addita pure nel territorio di N. una basilica in onore del martire milanese s. Nazario (ibid., 60), in vico quodam, oggi St-Nazaire, sottoprefettura della Loira inferiore.
La Cattedrale, in pietra bianca, è dedicata agli apostoli Pietro e Paolo. Iniziata dal suo predecessore, il vescovo Felice la terminò con l'anno 567. Venanzio Fortunato, che fu ospite di Felice nella sua villa sulla Loira, consacrò un poema alla grandiosa basilica con le sue tre navate aulae formae triformis; dal centro su una base quadrangolare, si slanciava una cupola sostenuta da archi e decorata da musicai che riflettevano, mitigandoli, i più forti raggi solari, dando l'impressione che le decorazioni si muovessero insieme con i raggi stessi e quando nella notte il viandante passava vicino al santuario credeva che anche la terra avesse le sue stelle e tutto intorno era immerso nella oscurità mentre la Basilica rifletteva con le sue lampade la luce del giorno (Miscell., lib. III, 6-7). Fortunato inneggia al Principe degli Apostoli (III, 7) e ricorda che il vescovo Felice, nella dedica della Basilica, vi depose anche reliquie di s. Ferreolo, di s. Ilario e di s. Martino (Carm., III, 7, 55). L'edificio di Felice fu restaurato dal vescovo Guerech, ca. il 986, dopo l'invasione normanna; fu fortificato ca. il 910 dal vescovo Fulcherio; e venne sostituito nel sec. XII da una chiesa romanica della quale sussiste solo la cripta, rinvenuta nel 1886, sotto il coro attuale.
Il duca Giovanni V iniziò la cattedrale gotica nel 1434 sui disegni di Mathelin Rodier; l'insieme fu terminato soltanto tra il 1840 e il 1893. Vi si trovano le tombe di Francesco II di Bretagna (m. nel 1488), della sua seconda moglie Margherita di Foix, di Arturo III duca di Bretagna e del generale Lamoricière ([V. 1806-65]). Nei portali sono rappresentati episodi della vita degli apostoli Pietro e Paolo e dei s. Donaziano e Rogaziano. La Cattedrale ha molto sofferto dei bombardamenti del 1944 in cui bruciarono la sacrestia, la Biblioteca e l'Archivio capitolare. Al fianco meridionale della Cattedrale sorge la casa del Capitolo detta la Psallete, del sec. XVI, adibita oggi a museo di arte religiosa. La vicina porta St-Pierre contiene un «Musée de N. par l'image», con collezione di documenti iconografici relativi alla storia della città e alle sue trasformazioni edilizie. Nelle esplorazioni compiute presso la Cattedrale tornarono in luce due piscine, identificate per due successivi battisteri, appartenenti all'antica chiesa di S. Giovanni nota nel sec. IX (A. Cahour, Découverte du baptistère primitif de la cathédrale de N., in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1876, p. 273 sgg.; G. Durville, Les fouilles de l'évêché de N. en 1910-11, in Bull. archéol. du Comité des travaux histor., 1912, pp. 222-64; L. Maître, Observations sur les fouilles de la cour de l'évêché et de la porte St-Pierre, in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1913, pp. 469-99).
Altre chiese di N. quella di S. Similiano; l'attuale occupa lo stesso posto della primitiva che le sta sotto ed era a tre navate divise da quattro colonne per lato; vi si sono trovate oltre 150 tombe sovrapposte in tre strati e costituite da sarcofagi in pietra o in calcare o da lastre di ardesia; lo strato superiore era stato devastato (L. De Lasteyrie, Les fouilles de St Similien de N., in Bull. archéol. du Comité des travaux histor., 1896, pp. 500-11; L. Maître, L'église de St-Similien de N., in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1896, pp. 174 sgg.); quella dell'Immacolata Concezione, fondata nel 1460 dal duca Francesco II; di S. Croce,
fondata sulle rovine di un tempio pagano (l'interno a tre navate è del 1685 come il portale, il coro è del 1840); di Notre-Dame-de-Bon-Port o S. Luigi (a cupola) costruita tra il 1844-58; di S. Anna, sulla collina dell'Ermitage, di S. Nicola, eretta nel 1844 in stile gotico. Nel sobborgo di N., nel cimitero di S. Donaziano, sorge la chiesa di S. Stefano, presso la quale furono identificati molti sarcofagi in calcare sovrapposti. Tra i santuari venerati nella diocesi si ricordano in N. stessa: Notre-Dame-du-Bon-Secours e, nella chiesa di S. Similiano, Notre-Dame-de-la-Miséricorde; a Orvault, Notre-Dame-de-Bon-Garant. L'abbaia di Melleray, fondata da Alano di Maidon nel 1145, prima dei Cistercensi dal 1817 dei Cistercensi riformati, ha la chiesa del sec. XII con facciata del sec. XV e coro del XVI (Cottincau, II, col. 1813). Un cimitero merovingico con otto sarcofagi in pietra bianca e due con lastre di ardesia si rinviene durante gli scavi del 1910-13 sotto l'antico cipiscopio a nord della Cattedrale; uno dei sarco

sarcofagi era decorato con una serie di croci; nell'interno si raccolsero monete di Carlomagno, di Ludovico il Pio e Carlo il Calvo. Diciotto sarcofagi violati d'età merovingica furono scoperti nella cappella di S. Andrea
fagi era decorato con una serie di croci; nell'interno si raccolsero monete di Carlomagno, di Ludovico il Pio e Carlo il Calvo. Diciotto sarcofagi violati d'età merovingica furono scoperti nella cappella di S. Andrea (G. Durville, Les cercueils mérovingiens de la chapelle de St.-André, in Bull. de la Soc. archéol. et hist. de N., 1923, PP. 47-94).
L'antica residenza dei duchi di Bretagna fino al sec. XIV, imponente fortezza gotica e del Rinascimento, accoglie oggi i musei di arte decorativa e d'arte popolare regionale. Il Museo Dorbé (1820-95), inoltre, contiene una ricca raccolta di archeologia, di pittura, di arazzi, di smalti e di manoscritti miniati; quello municipale è des Beaux Arts, costruito nel 1893, raccoglie una ricca serie di quadri delle varie scuole fiamminghe, italiane e specialmente francesi dai primitivi al sec. XIX. È incrementato dalla locale «Société des Amis du Musée».
EDITO DI N. - Editto emanato da Enrico IV, re di Francia, il 13 apr. 1598, per regolare i rapporti fra il potere pubblico francese ed il cattolicesimo da una parte ed i riformati francesi (ugonotti) dall'altra e consolidare l'unità politica della Francia. Esso constava di 95 articoli completati poco dopo con altri 56 e con due «brevetti» e mirava a creare, dopo le guerre religiose che avevano straziata la Francia dal 1562 al 1593, una pacifica coesistenza fra le due confessioni religiose in lotta. Agli ugonotti veniva riconosciuta completa libertà di coscienza e di culto nelle zone in cui questo veniva praticato nel 1596, esclusa Parigi e cinque leghe all'intorno, eguaglianza di diritti civili, accesso a tutti gli uffici, partecipazione alle scuole ed istituti di beneficenza, facoltà di ricevere donazioni, particolari garanzie nel Parlamento di Parigi e in parte anche negli altri parlamenti e nei processi. Per di più essi avevano diritto di conservare in loro potere per otto anni le città, fortezze, castelli che occupavano nel 1598, ca. 150, nominandone i governatori. Con ciò i riformati oltre che setta religiosa costituivano un partito politico; uno Stato nello Stato. Non fa meraviglia pertanto che l'Editto suscitasse le rimostranze della S. Sede e l'opposizione dei parlamenti che il sovrano riuscì a superare; ma non riuscì a vincere la faziosità dei riformati i quali continuarono, dopo la morte di lui, a tener assemblee politiche, sebbene fossero loro espressamente vietate, e ad organizzarsi anche militarmente nel 1670 con il concorso dell'Inghilterra, promuovendo cospirazioni e sommosse. Costretti a cedere i luoghi che tenevano, si asserragliarono a Montauban ed alla Rochelle, donde li snidò Luigi XIII nel 1628. Però l'Editto di grazia (Nîmes, luglio 1629) che seguì, se ridusse l'importanza politica dell'Editto di N., riconobbe ancora il libero esercizio del culto dei riformati in vista della loro pacifica conversione. Il card. Richelieu pensava infatti di riuscirvi, mentre essi già nel 1629 cercavano aiuto persino nella Spagna. E poiché le loro agitazioni sediziose e i rapporti con le potenze estere non accennavano a cessare, Luigi XIV nel 1661 adottò a loro riguardo un sistema repressivo che doveva affiancare l'opera di persuasione condotta dai più illustri ecclesiastici, quali Bossuet, Bourdaloue e Fénelon. Le ordinanze in proposito aggravarono di anno in anno le condizioni dei riformati finché gli giunse alle famose dragonnades che consistevano nell'obbligo fatto ai riformati di alloggiare le truppe di passaggio presso di loro e nel chiudere gli occhi sugli eccessi che queste avrebbero commesso, con la speranza che ciò avrebbe servito alla conversione dei più ostinati in vista delle vessazioni alle quali si trovavano esposti. Questo metodo iniziato nel 1681 nel Poitou e nel Bèar, fu esteso negli anni seguenti anche in altre regioni, nonostante le proteste di molti cattolici. Si esagerò il numero delle conversioni ottenute, non tutte certo sincere.
Col susseguirsi sempre più serrato di tali misure il protestantesimo era praticamente eliminato dalla vita ufficiale del paese e l'assemblea del clero non ebbe da richiedere se non che ai protestanti si interdicessero le poche concessioni superstiti. Le ultime resistenze del re furono vinte dagli sforzi uniti del suo confessore, il p. La Chaise, dell'arcivescovo di Parigi, di Madama de Maintenon, divenuta moglie del re, e del cancelliere Michele Le Tellier, il quale preparò il testo di revoca, che il re firmò il 18 ott. 1685 e i parlamenti registrarono quattro giorni dopo.
Con questo egli proibiva l'esercizio del culto riformato.