NARSES, LAMPROMENSE

NARSES, LAMPROMENSE. - Arcivescovo armeno di Tarso in Cilicia, n. nel 1153, m. il 14 luglio 1198. Suo padre Oschin II, signore di Lampron, apparteneva alla più nobile famiglia dell'Armenia. Fu monaco prima nel monastero di Sghevra, poi in quello di Sagheru sul Monte Taurus. Ai 23 o 24 anni fu creato da Gregorio IV Dehga arcivescovo di Tarso.

N. prese parte attiva nella vita politica e religiosa del suo tempo, contribuì alla fondazione del regno armeno della Cilicia ed ai tentativi di unione con i Calcedonesi, approdati all'unione della Chiesa armena di Cilicia con quella di Roma nel 1198, pochi mesi dopo la morte di N. Prima, sulle orme dello zio, il katholikós Narses Glaiense, N. Primo, prese parte al Sinodo di Rom-Gla (1179) e fu l'anima del Sinodo di Tarso (1196-77); anzi fu N. a guidare l'ambasciaria degli Armeni a Bisanzio nel 1197. Ma insieme N. sospetto a non pochi armeni per il suo filocattolicismo che lo portò a prendere alcuni usi liturgici e formole dogmatiche dei Latini, diventò il più valido appoggio del principe Leone II e del katholikós Gregorio VI Abirad per le trattative con Celestino III in vista dell'unione. N. è ritenuto santo nella Chiesa armena, ed è il più grande teologo armeno del sec. XII. Si dice che abbia scritto una cinquantina di libri. Si conservano la Orazione sinodale pronunziata nel Concilio di Tarso (trad. II. di G. B. Aucher, Venezia 1812; altri la riferiscono al Concilio di Rom-Gla); il trattato sulla Istituzione della Chiesa e sul Mistero della Messa, edito in armeno (Venezia 1847), del quale pubblica lunghi riassunti in armeno e francese E. Dulaurier, Recueil des histoires des Croisades, Documents arméniens (I, Parigi 1869, pp. 569-603); la Collazione di documenti circa le controversie con i Siri e con i Greci pubblicata in armeno (Parigi 1788, Costantinopoli 1825); i Commentari ai Salmi, ai libri di Salomone ed ai Profeti minori, dei quali solo questo ultimo fu stampato (ivi 1826); ed alcune omelie e lettere edite a Venezia (1787). La larghezza di spirito, la compiutezza degli studi fatti a Bisanzio, Antiochia, Cipro e sulla Montagna Nera, e principalmente le stesse circostanze in mezzo alle quali visse, portarono N. sul terreno delle larghe concessioni dogmatiche nel campo delle dottrine cristologiche.

BIBL.: P. Soukias Somal, Quadro della storia letteraria di Armenia, Venezia 1829, pp. 94-99; E. Dulaurier, Recueil des histoires des Croisades, Documents arméniens, I, Parigi 1869, pp. 557-68; A. Ter-Mikelian, Die Armenische Kirche in ihren Beziehungen zur Byzantinischen vom IV. bis zum XIII. Jahrhundert, Lipsia 1892, pp. 109-14; F. Tournebiez, Histoire politique et religieuse de l'Arménie, Parigi 1900, pp. 259-67; J. Asgiani, Il patriarca Gregorio IV Dehga, in Besarione, 2a serie, 3 (1902), pp. 183-93; id., Il patriarca di Gregorio VI detto Abirad, ibid., 4 (1903), pp. 384-91; P. Tekeyan, Controvérses christologiques en Arménio-Cilicie (1165-98) (Orientalia christiana analecta, Maruzio Gordillo).