NATIVITÀ DI MARIA S.M.A. - Una delle feste maggiori della Madonna, che si celebra l'8 sett.; doppio di seconda classe, con ottava semplice.
I. LITURGIA
La ragione per cui la festa della n. di M. fu messa l'8 sett., è assolutamente ignorata. La sua origine, come tutte le feste maggiori mariane, si trova in Oriente, probabilmente in Palestina, e, forse, a Gerusalemme.La nascita e la vita della Madonna, tralasciata dai Vangeli, appassionò invece assai il popolo; a colmare questa lacuna, nacquero presto vari apocrifi, fra i quali primeggia,
per tempo e per importanza, il cosiddetto Protavangelo di s. Giacomo, certamente della fine del sec. II. Ma ai tempi di s. Agostino, certamente non esisteva ancora una festa liturgica particolare (Sermo 292 de Sanctis : PL 38, 1320). Poco dopo però, cioè da quando, in seguito ai Concili di Efeso (431) e Calcedonia (451) la figura della « Deipara » apparve davanti alla Chiesa in tutta la sua grandezza, venne con le altre feste mariane maggiori anche quella della sua nascita. La dicitura del Martirologio geronimiano : « Nativitas s. Mariae, Matris Dei » tradisce chiaramente la profonda ragione teologica di questa celebrazione. Molti sermoni patristici, orientali in primo luogo, esaltano la n. di M. (ma non tutti sono autentici); così s. Proclo di Gerusalemme (m. nel 447 ; PG 65, 680 sgg.); e Romano il Melòde, fra i maggiori poeti liturgici bizantini (ca. 560) la descrisse in versi secondo il Protovangelo di Giacomo (J. B. Pitra, Analecta sacra, I, Venezia 1876). Per s. Andrea di Creta (740) la festa della nascita della Madonna è ormai antica tradizione (v. i 4 sermoni per la detta festa : PG 97, 805-82).
In Roma la festa penetrò verso la metà del sec. VII, con le feste della Purificazione, Annunciazione e Assunzione di Maria, per opera dei monaci orientali che in tale epoca emigrarono in massa dalle regioni orientali cadute sotto il giogo maomettano. Sergio I (687-701) stabilì che le dette feste mariane fossero distinte con una solenne processione che muovesse dall'antica Curia Senatus, diventata S. Adriano, per terminare a S. Maria Maggiore (Lib. Pont., I, p. 376). Sin dal sec. VII la festa della n. di M. appare anche in molti libri liturgici (così nei Sacramentari gelasiano e gregoriano, nei Capitolaria Evangeliorum, in vari lezionari, ecc.). Come pericope evangelicum servì generalmente la storia della Visitazione (Lc. I, 39-47), sostituita in seguito con la genealogia di Mt. I, 1-16. La lezione variò assai fino a Pio V. La diffusione della festa fu lenta e disuguale. Nei martirologi entrò presto : la riferiscono Beda nel Martyr. poeticum e in quello storico (PL 94, 605; 1037), Adone nel Libellus de festivitatibus ss. Apostolorum (PL 123, 201-202), Usuardo nel suo Martirologio, base di quello romano (Acta SS. Junii, VI, Anversa 1715, p. 486). Nel can. 20 del Concili di Reims, sotto Sonnazio (630), la n. di M. viene prescritta come giorno festivo (Mansi, X, p. 599), così pure nel s. nodo di Riesbach-Frisinga (791, can. 10; Hefele-Leclercq, III, p. 1107); mentre manca nell'elenco dei giorni festivi di s. Bonifacio, e nel grande Concilio di riforma di Manzona, dell'813. Anche Amalario, nei suoi numerosi scritti, non ne fa cenno. A Londra si celebrò un Sinodo in questa festa nel 948. Comunque sia, sin dal sec. X-XI la festa della n. di M. è generale. Basta ricordare i liturgisti principali : G. Durando, Rationale Div. Officiorum, VII, 28; G. Beleth, Div. Officiorum eorumdem rationum brevis explicatio, 149; Sicardo, Mitrale, IX, 43. Durante il difficile Conclave dopo la morte di Gregorio IX (1241) i cardinati si obbligarono, se il conclave fosse finito bene, ad insistere presso il nuovo Papa perché istituisse l'ottava della festa della n. di M. Morto l'eletto, Celestino IV, dopo solo 18 giorni, il successore, Innocenzo IV, con l'approvazione del Concilio generale di Lione (1245) decretò la detta ottava, celebrata, secondo attesta Radulfo di Rivo (De can. observantia, propos. 19, ed. C. Mohlberg, Münster 1915, p. 117) come ottava maggiore, cioè piena. Gregorio XI (1378) istituì anche una vigilia, con digiuno, e compose pure la Messa; ma con la sua morte andò subito in disuso.
A Roma la festa della n. di M. rimase solennissima ancora nella metà del sec. XIII (Ordo Rom. XI, di Benedetto canonico : PL 78, 1052); si celebrava infatti la Messa papale solenne a S. Adriano; nell'Ordo Rom. XIV essa è fra le feste che escludono il concistoro (ibid., 1230); Pietro Amelio (Ordo Rom. XV, cap. 126; ibid., 1344-45) nota anche la vigilia. Ma con i tempi turbolenti di Avignone la celebrazione papale cadde. Sisto V, riordinando le cappelle papali, ne istituì una per l'8 sett. nella chiesa di S. Maria del Popolo, che durò fino alla sua morte (1590); Alessandro VII (la cui famiglia ebbe in quella chiesa la cappella funeraria), la ristabili nel 1666 dopo la cessazione della peste del 1665, e fu tenuta fino al 1870. Nella chiesa di S. Maria in Via si distribuisce in questo giorno l'acqua fresca del pozzo, nel quale, secondo la tradizione, fu trovata natante l'immagine della Madonna, ivi venerata. Da notare che le lezioni del secondo notturno, attribuite nel Breviario a s. Agostino (Sermo 18 de Sanctis), sono invece dell'abate Autpertro Ambrogio (a. 787; cf. Enc. Catt., II, coll. 499-500). Pio X ridusse l'ottava a semplice; con il trasferimento della festa dei dolori di Maria al 15 sett., anche il giorno ottavo è praticamente eliminato.
II. Iconografia
Le prime raffigurazioni della n. di M. sinora note risalgono al sec. XI; sembra che la più antica sia una miniatura, databile al 1025, dipinta in un codice greco della Biblioteca Vaticana (Vat. grec. 1613). L'iconografia della n. di M. appare nelle raffigurazioni sinottiche della intera vita della Madonna, presentate in una serie di consecutive scene della storia mariana dalla nascita di Maria Vergine fino alla sua assunzione in Cielo, l'ingresso nel quale è raffigurato con la Incoronazione. Tali rappresentazioni sinottiche mariane appaiono nell'arte dell'Occidente europeo e si moltiplicano nel tardo medioevo. Nelle raffigurazioni della scenasi vedono di solito riunite due azioni: la prima è dedicata al racconto del parto di s. Anna coricata su un ampio letto in una camera; la seconda mostra in genere in primo piano le levatrici raggruppate presso il letto, intente a lavare la neonata in un catino. Uno stesso tipo iconografico è stato adottato per le raffigurazioni della nascita di s. Giovanni Battista, spesso confondibili con quelle della Madonna. L'arte italiana, dal Trecento al Cinquecento, ha dato diverse bellissime raffigurazioni della n. di M. V. Fra esse sono da citare, per l'arte medievale, quella composta a musaico da P. Cavallini in S. Maria in Trastevere a Roma; l'affresco di Giotto nella cappella Scrovegni a Padova; l'affresco di Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli e l'altro di Giovanni da Milano nella sagrestia di S. Croce a Firenze; la formella scolpita dall'Orcagna nel tabernacolo di Orsanmichele a Firenze; segue il modello trecentesco la Nascita di Maria affrescata nel 1424 da Ottaviano Nelli nella cappella Trinci dell'omonimo palazzo a Foligno. Per l'arte rinascimentale si ricorda la notissima raffigurazione quattrocentesca di Domenico Ghirlandaio, affrescata nel 1488 nella cappella maggiore di S. Maria Novella a Firenze. Fra' Filippo Lippi adorò con la nascita di Maria il fondo della sua Madonna con il Bambino Gesù, dipinta in un tondo, a Firenze in Palazzo Pitti. Fra le raffigurazioni cinquecentesche della n. di M. V. è da citare l'affresco di Andrea del Sarto nel chiostro della S.ma Annunziata a Firenze. - Vedi tav. CXI.
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**Witold Wehr**
**III. IL VANGELO DELLA N. DI M. - Titolo che in molti manoscritti designa l'apocrifo che il primo editore (Postel, m. nel 1581) pubblicò come *Proto-vangelo di Giacomo* (v.). Nella forma più antica risale al sec. II. Un rifacimento latino che, di solito, si cita come *Pseudo-Matteo*, porta pure il titolo di *Libro della n. della b. V. M. e dell'infanzia del Salvatore*. Nei primi 17 capitoli dipende dal *Protovangelo di Giacomo*, nel resto racconta la fuga in Egitto e la vita a Nazareth.
Più tardi, nell'epoca carolingia, sorse un nuovo rifacimento latino più delicato e più discreto del precedente: ne attenua le incongruenze, accettando solo quanto lo *Pseudo-Matteo* ha in comune con il *Protovangelo di Giacomo*. Questi scritti ebbero molto influsso nell'arte e nella liturgia orientale ed occidentale. La festa della Presentazione di Maria al Tempio si deve a questo apocrifo.
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