NICOMEDE, CIMITERO di. - Il martire N. viene ricordato nella Passio dei martiri Nereo e Achilleo, priva di valore storico; la sua sepoltura è ivi indicata « iuxta muros Via Nomentana », cioè subito fuori la porta omonima, situata tra la seconda e la terza torre a destra dell'attuale Porta Pia, costruita da Pio IV nel 1564. Il sepolcro del martire viene segnalato anche dagli itinerari « de locis » e dal cosiddetto Malmesburiense (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 115 e 144). L'itinerario di Einsiedeln, della fine del sec. VIII, addita s. N. sulla destra della Via Nomentana (ibid., p. 185).
Sul sepolcro del martire, Bonifacio V (619-25) eresse un oratorio che venne restaurato tra il 772-95 dal papa Adriano I (Lib. Pont., I, pp. 321 e 511). La dedica di Bonifacio V è ricordata anche nei Sacramentari Gelasiano e Gregoriano e nei Martirologi (H. Quentin, Les Martyrologes historiques du moyen-âge, Parigi 1908, pp. 51, 350, 429, 482, 697-98). Ma questo edificio ad corpus non ha nulla che vedere con il titulus urbano di N. a cui appartennero due presbiteri che sottoscrissero al Sinodo romano del 499 e che è ricordato nell'epitafio di un « Victor praesbiter Tituli Nicome(dis) » riadoperato nel medioevo nell'ambone del Vangelo nella basilica di S. Lorenzo
all'agro Verano (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 3 [1865], p. 50). Il cimitero venne identificato ed esplorato una prima volta da A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, pp. 435-36).
Nel 1864, nell'area della Villa Patrizi sulla Via Nomentana, tornarono in luce due scale conducenti ad ipogei cristiani. Il primo venne allora in parte esplorato e poi riaperto nel 1900 e illustrato quale vero cimitero di N. Si tratta di una lunga e ampia galleria con qualche cubicolo. Il secondo, a poca distanza, immetteva ad una galleria con loculi nelle pareti. Nel sopratterra si rinvenne una estesa area sepolcrale con formae e avanzi di un edificio absidato. Nel 1917-20, nell'eseguire le fondazioni per l'attuale Ministero dei trasporti, sull'area dell'antica Villa Patrizi, si scoprì una serie di gallerie sepolcrali cristiane a due differenti piani e si recuperarono anche iscrizioni; è più probabile che tali gallerie costituiscano il vero e proprio cimitero sotterraneo sviluppatosi sotto l'area cristiana sopra terra dove sul sepolcro del martire era sorta poi la basilica. Nelle varie esplorazioni eseguite si rinvennero notevoli iscrizioni: d'un presbitero missionario perché viaggiò « terra marique pro nomine Christi » (R. Fabretti, Inscritiones quae in oedibus paternis asservantur, Roma 1699, p. 329, n. 484); in un sarcofago di travertino quella di una Adeodata morta nell'a. 388 (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae urbis Romae, I, Roma 1861, p. 164, n. 372); d'una Aurelia Marciana « civis Pannonia » (Lid., p. 164, n. 293); d'un soldato della VI coorte pretoria. Ma la più nota è quella del « monumentum Valeri Mercuri et Iulites Iuliani et Quintile Verecumdes » con l'espressione « ad religionem pertinentes meam ». Altre iscrizioni vennero in luce nel 1917-20.