NUNZIATELLA, CIMITERO detto della. - Al quarto miglio della Via Ardeatina, presso il santuario della N.
Vi si scoprì nel 1877 un ipogeo cristiano, di cui dette breve notizia G. B. De Rossi (Scoperta d'un piccolo cimitero cristiano adorno di assai antiche pitture presso la chiesa della N. al quarto miglio della Via Ardeatina, in Bull. di arch. crist., 3° serie, 2 [1877], p. 136; 4° serie, 1 [1882], p. 169; 5° serie, 3 [1892], p. 28). Forse da questo cimitero proviene l'iscrizione cristiana di una Lucrezia Domizia, posta nel pavimento del vicino santuario (M. Armellini, Gli antichi cimiteri cristiani di Roma e d'Italia, Roma 1893, pp. 394-95). Un cubicolo contiene i seguenti affreschi della fine del III-inizio del IV sec., nella volta, Cristo giudice circondato da quattro santi alternati con quattro defunti oranti; nella parete d'ingresso, due santi, in quella sinistra, Mosè che batte la rupe e il paralitico guarito; a destra, il miracolo del lebbroso e la moltiplicazione dei pani; nell'arco di fronte, Noè (Wilpert, Pitture, pp. 244, 248, 271-72, 318, 372; tavv. 74-75; 76,2; 77, 1).
SANTUARIO DELLA N. - Al quarto miglio della Via Ardeatina esisteva in origine un pagus, e poi una comunità cristiana, con vicino il suo cimitero (v. SORA). Il Santuario sarebbe stato edificato dove era l'antica Silva Naveia, e Nevia fu detta una porta del recinto serviano; secondo alcuni la chiesa con ospedale sarebbe sorta a comodità dei pellegrini che attraversavano la campagna romana, per visitare le chiese delle zone: Ostiense e Appia: S. Paolo, le Tre Fontane, S. Sebastiano. Mancano tuttavia documenti relativi al tempo della prima costruzione del Santuario: una mensa d'altare, con croci graffite dai pellegrini, già nella sacrestia della chiesa, e oggi scomparsa, riportava certamente per la sua antichità ad un tempo anteriore ad Onorio III (1216-27), sotto il cui pontificato la chiesa venne dedicata in onore della Vergine e di tutti i santi, il 9 ag. 1220. Nel 1640, il tempio fu riedificato nella forma attuale dal card. F. Barberini, che lo consacrò il 6 maggio 1657, essendo egli protettore della Arciconfraternita del Gonfalone, che possedeva la chiesa almeno dalla prima metà del '400. Così si desume dall'inventario dei beni dell'anno 1457, donati alla Compagnia, ivi istituita, dei Disciplinati e Raccomandati di S. Maria, per il mantenimento della chiesa e dell'annesso ospedale.
La chiesa, ad una sola navata (m. 30 x 7), con cinque altari, conserva un resto di rozzo pavimento cosmatesco e un piccolo tabernacolo di marmo bianco, cuspidato, adorno di musaico, posto nella parete sinistra, presso l'altare maggiore, su cui sovrasta un grande affresco dell'Annunciazione (sec. xv) infelicemente ritoccato. Il prospetto esterno, già nei primi anni del sec. XVII, era coperto di affreschi: in alto l'insegna del Gonfalone con angeli e putti; nel frontespizio della porta, gli stemmi di Paolo V, del card. Aldobrandini, protettore, e del Popolo Romano; ai lati, i ss. apostoli Pietro e Paolo.
Il Santuario ebbe, nel passato, grande celebrità ed era visitato dai pellegrini, che, alle sette Chiese tradizionali, aggiungevano quella dei SS. Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane e questa della N., che era considerata una ex novem Urbis insignibus. Una iscrizione del tempo di Leone X ricorda un restauro dell'anno 1518, mentre nella prima parte riferisce quella più antica della dedicazione della chiesa al tempo di Onorio III, con la data 1200 (invece di 1220); segue l'elenco delle reliquie, racchiuse nell'altare; quindi si fa menzione, con nuovo errore di data (1384, invece di 1394), dell'indulgenza concessa da Bonifacio IX (1389-1404), per la festa dell'Annunciazione per la prima domenica di maggio.
La chiesa è ricordata nel Catalogo del Signorili (primi anni del '400) e in documenti topografici e di archivio posteriori.