ODOACRE (ODOACER, ODOACAR)

ODOACRE (Odoacer, Odoacar). - Primo re barbaro d'Italia, n. nel 434, m. a Ravenna il 15 marzo 493. Sciro d'origine, venne presto in Italia arruolando nell'esercito tra le guardie palatine. Il 23 ag. 476 fu acclamato re dai soldati barbari che pretendevano la terza parte delle terre della penisola; dopo aver occupato Pavia, marciò su Ravenna deponendovi l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo (4 sett.).

Per legalizzare il suo potere mandò ambasciatori l'imperatore d'Oriente Zenone, chiedendo il titolo di patrizio romano. Politico accorto e prudente, governò con saviezza e moderazione. Nel 476 ottenne dai Vandali la parte orientale della Sicilia obbligandosi a pagar loro un tributo annuo, ma nel 486 conquistò tutta l'isola. Nel 481-82 occupò la Dalmazia e nel 487-88 combatté vittoriosamente contro i Rugi aizzatigli contro dall'imperatore Zenone. Nel 489 Teodorico, d'accordo con la corte bizantina, si accinse a marciare sull'Italia con i suoi Ostrogoti; O. fu successivamente sconfitto presso l'Isonzo e a Verona, e l'anno successivo presso l'Adda. Si rinchiuse allora in Ravenna che fu tosto assediata da Teodorico; dopo due anni O. si arrese con la promessa di aver salva la vita ed una certa partecipazione al governo d'Italia (5 marzo 493), ma dopo dieci giorni fu ucciso dallo stesso Teodorico e con lui tutta la sua famiglia e quanti gli erano rimasti fedeli.

Verso la Chiesa cattolica, nonostante fosse ariano, O. si mostrò piuttosto tollerante e accondiscendente, rispettando i vescovi; intervenne per mezzo del suo prefetto di Roma nell'elezione del papa Felice III, perché non succedessero tumulti, e fece anche promulgare un decreto dal clero contro l'alienazione dei beni ecclesiastici.

BIBL.: A. Nagl, s. V. in Pauly-Wissowa, XVII, coll. 1888-1896; G. Romano - A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, Milano 1940, pp. 114 sq.; 118-62; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 19-41; R. L. Rey-nolds-R. S. Lopez, Odoscer: German or Hun?, in American historical review, 102 (1946), pp. 36-53.