ORATORIO DI GESÙ E DI MARIA IMMACOLATA. - Società di preti viventi in comunità senza voti, fondata a Parigi nel 1611 Bérulle (v.). L'ispirazione gli venne dalla istituzione romana di s. Filippo Neri e l'incoraggiamento da s. Francesco di Sales. Il 10 maggio 1613 Paolo V l'approvò con breve apostolico.
Scopo della nuova istituzione era di rialzare il tono della vita del clero con una maggiore comprensione dei propri doveri, una più profonda spiritualità ed una più soddisfacente cultura. Per raggiungere questo scopo il de Bérulle ed i suoi discepoli nulla trascurarono, ed il successo ottenuto fu molto considerevole. Alla morte del fondatore l'o. aveva ben 45 case, superando difficoltà d'ogni sorta. Il de Bérulle fu direttore spirituale di s. Vincenzo de' Paoli, ed il Condren, suo successore, dell'Olier: in tal modo ha preparato i maestri della scuola francese di spiritualità. Il p. Bourgoing (1641-62) aprì i primi seminari a Parigi, Rouen e Tolosa; stabilì la Società con le Costituzioni che furono approvate da Innocenzo X nel 1654, diffuse la dottrina del de Bérulle e ne pubblicò le opere. Uomini illustri per dottrina resero celebre l'o.: 5 suoi membri appartenero all'Accademia francese, 6 a quella delle iscrizioni e 7 a quella delle scienze. Nonostante questo glorioso passato, la Rivoluzione del 1792 travolse anche l'o. ed i suoi membri furono dispersi. Si poté ricostituire nel 1832 con i pp. Pététot, Gratry e Valarger, ed un decreto della S. Sede del 1864 approvò questa ricostituzione e dichiarò che essa non era che la continuazione dell'opera del de Bérulle. Le Costituzioni furono approvate nel 1892. L'o. svolge la sua opera formatrice principalmente nei piccoli seminari e nei collegi. Il card. Perraud, superiore dal 1884 al 1901, riprese la gloriosa tradizione del passato. Provato duramente con le leggi del 1901, l'o. ha riconquistata l'universale ammirazione mercé l'attività di illustri scrittori, fra i quali il card. Baudrillard (v.).
ORATORIO DI GESÙ E DI MARIA IMMACOLATA - Ritratto di Pierre de Bérulle, tela di Philippe de Champagne - Parigi, Seminario di S. Sulpizio.
Landini, suffraganeo dell'arcivescovo di Milano; Gastone e Odetto di Foix, detto Lautrec; Massimiliano e Francesco II, duchi di Milano; lo stesso re di Francia Francesco I di Valois; specialmente i tre fondatori dei Barnabiti, Gioac. Ant. Morigia, Bart. Ferrari, S. Ant. M. Zaccaria, e Ludovica Torelli, contessa di Guastalla. La vita interna dell'Associazione e l'attività dei suoi membri non sono note. Che si esercitasero nell'assistenza degli infermi è confermato dall'esempio di mons. Landini, del Ferrari e del Morigia, i quali si prodigarono durante la peste del 1524. Secondo il gesuita Rosignoli, biografo della Torelli, scopo dell'o. della E. S. era «difender la fede cattolica in quei tempi pericolosi, impedire i viti scandalosi che andavano serpendo; promuovere la frequenza dei SS. Sacramenti, ritirare in sicuro le zittelle pericolanti, sovvenire a' poveri, e agl'infermi» (op. cit. in bibl., p. 30).
L'istituzione però non ebbe lunga vita. La peste del 1524, la morte della Panigarla (16 genn. 1525), la sconfitta di Francesco I (24 febbr. 1525), la partenza del Bellotti, rifugiatosi a Crema, assottigliarono le file e diminuirono l'attività dell'O., che era stato fino allora sotto la protezione della Francia. Calmate alquanto le passioni politiche, il Bellotti poté tornare a Milano; ma nell'ott. del 1528 morì. Gli subentrò nella direzione dell'o. della E. S. mons. Landini, poi vescovo di Laodicea, che, morto nel 1533, non risulta abbia avuto un successore. Ma forse, di fatto, anche prima la confraternita non esisteva più o erasi trasformata. È certo che con l'approvazione (18 febbr. 1533) dei Chierici Regolari di S. Paolo (Barnabiti) non si fa più cenno dell'o. milanese; il che rende probabile la tesi del p. Mazenta che la Confraternita, per opera specialmente dello Zaccaria e dei suoi compagni, si trasformasse nelle famiglie religiose dei Chierici Regolari di S. Paolo e delle Angeliche e nell'Associazione dei maritati. Esse hanno fra loro così intimi rapporti che suppongono un'origine comune.