OREMUS (PREGHIAMO). - Invito generico nel rito romano dell'officiante ai fedeli prima della preghiere nella Messa (Collette, Secreta, Postcommunio, Pater noster), nell'Ufficio e in altre occasioni.
Al Venerdì Santo si aggiunge all'O. una breve allocuzione specificando l'intenzione della preghiera: «Oremus, dilectissimi nobis, pro Ecclesia... pro Papa... ut Deus purget... auferat... indulgeat». A questo invito, più o meno specificato, corrispondeva una preghiera del popolo ed in realtà fino al sec. IX (cod. Vat. Ottobon. 313, in H. Lietzmann, Das Sacramentarium Gregorianum, Münster in V., 79, 2, n. 9) seguiva qualche istante di preghiera in silenzio. Fuori di Pasqua, nei giorni feriali o in quelli di penitenza, il popolo si metteva in ginocchio all'avviso del diacono Flectamus genus: poi ad un secondo avviso: Levate si rialzava. Il sacerdote, come nei giorni festivi, dopo qualche istante di preghiera, raccoglieva ad alta voce i comuni sentimenti dei fedeli in una breve orazione, chiamata poi «Colletta», cui il popolo acclamava Amen. Poco a poco accorciato questo invito e omesso il successivo intervallo della preghiera in silenzio, l'O. diviene una semplice formola introduttoria, unita e seguita immediatamente dalla formola d'orazione del sacerdote; l'antica formola rimane nei giorni feriali delle Quattro Tempora, del Venerdì Santo e della notte di Pasqua. Nella Colletta del rito ambrosiano non è mai usato l'invito dell'O. Nella liturgia gallicana la prima Colletta del giorno vien preceduta da un più o meno lungo Prefazio, talvolta
anche in forma di una piccola omelia, detta dal vescovo per invitare alla preghiera e per spiegare la festività del giorno; delle altre orazioni non si conosce l'invito, forse si usava, come nel rito romano, l'O. (L. Duchesne, Origines du culte chrétien, Parigi 1925, p. 113). La liturgia mozarabica, invece, usa l'O. due volte, prima dell'Agios e del Pater noster. Nei riti orientali l'invito, detto dal diacono, è sempre seguito da una risposta del popolo Kyrie eleison o simile. L'invito, talvolta semplice come
nel rito romano, è più specificato e particolareggiato, specialmente nell'orazione cosiddetta dei fedeli. Durante la prece del diacono con il popolo, l'orazione viene recitata dal sacerdote (rito bizantino). Nell'uso pratico, la parola O. viene anche adoperata per significare tutta l'orazione seguente da dirsi secondo la circostanza.