ORICELLARI, ORTI. - Nella storia delle accademie italiane, tutte amore dell'antichità classica e del latino nel sec. XV (nonostante il relativo eclettismo di quella napoletana), tutte classicismo volgare nel sec. XVI (specie a cominciare dal 1540) e con una nota di convenzionale scapigliatura, gli O. O. segnano un punto di eccezione o di discriminazione.
All'avvento della prima Repubblica (1494) Bernardo Rucellai vi accoglie l'Accademia Platonica, che però non ha a che vedere con essa. Pur senza nome di accademia, ritrovo di uomini colti cominciano ad essere ad opera di Cosimino Rucellai dopo il ritorno dei Medici, ai quali poteva non dispiacere che il fiore dell'intelligenza forenzina vi convenisse in libertà di giudizi, bilanciata dalla sicura fedeltà degli ospiti. Ma l'esperimento finì quando Zanobi Buondelmonte, Luigi Alamanni, Jacopo da Diaceto e altri cospirarono contro il card. Giulio, e finirono sulla forca o in esilio. E finirono anche gli O. O. Durarono però quanto basta perché si possa dire che in essi ebbe inizio la nuova cultura italiana. Con il leggervi i Discorsi sulla Prima Deca, e forse quelli sull'Arte della guerra, Machiavelli aprì nello studio delle storie una via non ancora posta da alcuno» (la politica storica); Giovanni Rucellai e il Trissino, con il dispartivi sul modo di far volgare la tragedia, vi iniziarono il neo-classicismo volgare, e la Rosmunda del primo vi fu recitata nel 1515 alla presenza di Leone X.
301
ORICELLARI ORTI - ORIENTE ASIATICO
renti à la cour de France au XVIe siècle: L. Alamanzi, sa vie et son oeuvre, Parigi 1903, cf. anche: G. Toffanin, Machiavelli e il laicismo, Padova 1921, cap. I; id., Il Cinquecento, 4a ed., Milano 1950, passim. Giuseppe Toffanin