PACIANO, VESCOVO DI BARCELONA, SANTO

PACIANO, vescovo di BARCELONA, santo. - A s. Girolamo (De vir. inl., 106) si devono le poche notizie che si hanno su di lui.
PACIANO, vescovo di BARCELONA, santo. - A s. Girolamo (De vir. inl., 106) si devono le poche notizie che si hanno su di lui.

La sua testimonianza ha valore, grazie alla relazione con Destro, figlio di P., su preghiera del quale scrisse il De viris inlustribus. L'elezione imperiale di Teodosio nel 379 e la redazione del De viris inlustribus di s. Girolamo nel 392 indicano il periodo entro il quale si può collocare la morte di P., avvenuta nell'estrema vecchiaia; ciò presuppone che la sua vita si è svolta dal principio del sec. IV. La sua nascita, o per lo meno una lunga perma

nenza a Barcellona prima della sua consacrazione episcopale, si può arguire dalla regola antica di nominare vescovo un membro della comunità. La sua origine da illustre prosapia è provata dalla posizione di suo figlio Destro, «clarus in saeculo» e prefetto del pretorio. La limpida eloquenza elogiata da S. Girolamo è attestata dall’eccellenza dello stile e denota una accurata educazione umanistica. Virgilio doveva essere il suo autore favorito: per sua propria testimonianza si sa che lo lesse fin dalla fanciullezza (Epist., 2, 4); e seppe sostenere vigorosamente contro un suo avversario l’opportunità di una citazione virgiliana. Suo è il celebre detto: «Cristiano è il mio nome; cattolico il mio cognome». Le sue opere segnano una tappa nella storia della penitenza. Nella polemica antinaziana egli chiarisce non pochi punti circa la dottrina e la pratica della penitenza nella Chiesa del suo tempo. Restano di lui tre lettere, nelle quali discute le obiezioni innovatrici di Sempriniano; la Paranesis sive exhortatorius libellus ad poenitentiam; il Sermo de Baptismo, che esalta la vita della grazia comunica dal primo Sacramento, tutte opere dogmatiche e di carattere più ascetico che disciplinare, ma che rivelano la vita penitenziale nella seconda metà del sec. IV in Spagna. Si è perduta invece l’operetta Cervulus, della quale parla nell’introduzione alla Paranesis, a condanna di certi spettacoli pagani (cervulum facere) che si tenevano al principio dell’anno. L’opera De similitudine carnis peccati, attribuitagli dal suo primo editore, dom Morin (Etudes, textes, découvertes, Parigi 1913, pp. 81-150) è invece del prete Eutropio (Gennadio, De vir. inl., cap. 49; cf. J. Madoz, Herencia literaria del presbítero Eutropio, in Estudios eclesiásticos, 16 [1942], pp. 27-54).

Nella storia della Penitenza della primitiva Chiesa spagnola P. occupa un posto di primo piano fra i vescovi spagnoli dell’età immediatamente posteriore al Concilio di Elvira, i quali sembra si attengano ad una disciplina più temperata di quella contenuta nei canoni di questa assemblea. Universalità del perdono, senza eccezione alcuna, per ogni sorta di peccati, in reazione al rigorismo novaziano. Per i tre peccati capitali il rimedio ordinario era la penitenza canonica, con gli atti della confessione, soddisfazione e assoluzione: quest’ultima era funzione del vescovo col suo clero. Per i peccati non capitali si introduce una penitenza privata extracanonica, quantunque in P. non appaiono riferimenti ad essa così chiari come in Gregorio di Elvira. La medesima pratica della penitenza andava mitigandosi ogni giorno più per quanto riguarda il suo rigore e la sua durata. Era un passo di transizione dai rigori degli antichi canoni all’indulgenza eccessiva e degenerata del tempo del III Concilio di Toledo.

BIBL.: cdd.: P. 13, 1051-82, e Ph. H. Peyrot (Zwolle 1866), con nuovi studi sulle fonti. Pregevole anche per la versione e commento: P. opera quae extant. Obras de P., obispo de Barcelonae, traducidas e illustradas por V. Noguera Ramón, Valencia 1786, con la collaborazione di F. Pérez Bayer. Letteratura: C. Weyman, critica dell’ed. di Peyrot, in Berliner philol. Wochenschrift, 1866, pp. 1057-62, 1104-1108; A. Gruber, Studien zu P. von B., Monaco 1901; R. Kauer, Studien zu P., Vienna 1902; Z. García Villada, Historia eclesiástica de España, I, 1, Madrid 1929, pp. 327-51; C. Me Auliffe, The mind of St. P. on the efficacy of the episcopal Absolution, in Theol. Stud., 1 (1940), pp. 365-81; 2 (1941), pp. 19-34; id., Absolution in the Early Church, ibid., 6 (1948), pp. 51-61; S. Gonzalez, La penitenza en la primitiva Iglesia española, Salamanca 1949, pp. 73-79, 161-67.