PAPINIANO (Aemilius Papinianus). - Giurista romano, n. probabilmente in Siria, m. a Roma nel 212. Percorse una brillantissima carriera nell'amministrazione imperiale: assessore del prefetto del pretorio all'epoca di Marco Aurelio, sotto il regno di Settimio Severo ricoprì la carica di magister libellorum, per salire poi a quella di prefetto del pretorio. Nel 212 venne messo a morte per ordine di Caracalla, secondo la tradizione per non aver voluto giustificare l'uccisione del fratello di questi, Geta.
Le sue opere maggiori sono 37 libri di Quaestiones (in cui sono contenuti casi pratici ed esposizioni dogmatiche), e 18 libri di Responsa; scrisse inoltre due operette de adulteris, due libri di Definitiones e, forse, un trattatello in greco ('Ἀστυνομικὸς μονόβιβλος') sulle funzioni di alcuni magistrati (ἀστύνομαι) addetti alla viabilità ed all'edilizia cittadina. I suoi scritti si distinguono per l'acume del giudizio e per la ricerca di soluzioni ispirate sempre alla morale ed all'equità. Godè di altissima fama nelle scuole postclassiche; e di ciò è traccia anche nella particolare posizione a lui attribuita fra i cinque giuristi della cosiddetta «legge delle citazioni» (v.).