PAPINI TARTAGNI, Niccolò. - Storiografo dei Minori Conventuali, n. a S. Giovanni Valdarno nel dic. 1751, m. a Terni il 16 dic. 1834. Entrò giovanissimo nell'Ordine e fu dapprima professore di filosofia, teologia e retorica nella nativa Toscana e
PAPINI TARTAGNI NICCOLÒ - PAPIRO
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lingue (v. PAPIROLOGIA); la particolare secchiazza del suolo in alcune regioni del mondo antico (e soprattutto in Egitto, ed anche a Dura Europos sulla riva destra dell'Eufrate) favorì la conservazione delle carte di p., che ora in tanta parte superstiti possono servire mirabilmente a documentare la vita materiale e spirituale dell'antichità nei settori più diversi.
Per quanto riguarda il cristianesimo, i p. superstiti (greci, latini e copti) si riferiscono a testi di autori (scrittistici, liturgici, patristici), a documenti che riguardano il funzionamento delle Chiese e dei conventi cristiani in Egitto (corrispondenza, conti, denunce, petizioni, ecc.), a manifestazioni varie di vita cristiana (lettere private, amuleti, ecc.).
I testi scrittistici sono assai numerosi, sia che si riferiscano al Vecchio Testamento (nella versione dei Settanta) sia al Nuovo. Il Vecchio Testamento greco è rappresentato da quasi 150 p. ed ostraca, quasi tutti dei III e del IV sec. d. C.; importante un p. del Deuteronomio di età tolemaica del III sec. a. C. (P. Ryl., III, 458); il libro del Vecchio Testamento più largamente rappresentato è quello dei Salmi, con più di 60 p. specialmente del IV e V sec.; vi sono riportati frammenti di più della metà dei Salmi, e più frequentemente di quelli dei primi della serie tradizionale. Segue per frequenza il libro del Genesi con una ventina di p., tra cui è un frammento di traduzione latina e un commento di Origene al Genesi stesso; fra i profeti si direbbe che Isaia è il più conosciuto; l'interesse poi di tutti codesti p. biblici sta nel fatto che essi entrano utilmente nelle innumerevoli questioni che riguardano la tradizione manoscritta dei libri e i vari loro problemi filologici ed esegetici. Un testo superstite del sec. III d. C. (P. Oxy., XVII, 207) contiene un trattato cristiano in polemica con il Vecchio Testamento, sul tipo del Dialogo di Giustino con Trifone l'Ebreo.
I p. dei quattro Vangeli canonici sono pure numerosi; Matteo ha più di una diccia di frammenti dal sec. III al VII-III; e sono nel testo più affini ai codici. Sianitico e Vaticano che al Siriaco; Marco ne ha solo 4, dal IV al VI sec.; Luca una diccia pure dal IV al VI; ma è soprattutto frequente la rappresentanza del IV Vangelo con più di 15 frammenti e, cosa assai notevole, con un frammento già dell'inizio del II sec. d. C. (v. RYLAND), il che serve a fare avvicinare la composizione sempre di più alla fine del sec. I, cosa che parecchi, prima della scoperta dei p., non parevano disposti ad accettare (cf. C. H. Roberts, An unpublished fragment of the IV. Gospel, Manchester 1935 [P. Ryl., III, 457]); altri di questi manoscritti sono del sec. III; il più recente è del sec. VII; il p. Egerton 3 contiene forse anche un frammento di un commento ai Vangeli. Più di dieci sono i p. finora superstiti degli Atti degli Apostoli, dal sec. III al VI; interessante il fatto che appare fra essi il testo «occidentale» degli Atti. Delle lettere di s. Paolo le più rappresentate sono quelle ai Romani e poi quella agli Ebrei, in esemplari talora importanti anche del sec. III; quindi specialmente quelle di s. Giacomo; quelle di s. Pietro e di s. Giovanni sono anch'esse talora rappresentate; l'Apocalisse ha ben sei p. dal sec. III al VII con il commento di Ecumenio in un papiro del Michigan (H. Ch. Hoskier, The complete Commentary of Oecumenius on the Apocalypse, Ann Arbor 1928).
Una serie di Vangeli apocrifi è poi rappresentata nei p.; uno dei più notevoli è il cosiddetto p. Egerton (v.), un altro è il Protovangelo di Giacomo, superstite in notevole misura in un p. del sec. IV, e ancora esiste un Vangelo di Maria nei p. Ryland del sec. III, e forse un Vangelo degli Egiziani; sono pure nei p. alcuni Loghia Iesu, che si leggono nei p. di Ossirino (v. OSSIRINO).
Appaiono anche Atti di Giovanni, Atti di Pietro e soprattutto gli Atti di Paolo, conservati fra altro in un importante manoscritto del 300 a. (Πράξεις Παύλου, ed. Schubart e Schmidt, Glückstadt-Hamburg 1936) e in altri p.
I p. conservano pure inni, preghiere e liturgie varie: inni al Salvatore, alla Vergine, alla Trinità, ai martiri; uno costituito da un centone di Salmi, scoperto fra i p. di Berlino del sec. VII-VIII (Berl. Klass. Texte, 8, xvi);

a Modena; quindi custode del convento di S. Francesco in Assisi ( 1800 ) e guardiano del convento dei SS. Apo
un altro, assai notevole, contiene il più antico brano di musica cristiana fino ad ora conosciuto (P. Oxy., XV, 1786; cf. G. B. Pighi, Ricerche sulla nota-zione ritmica greca. L'anno cristiano del P. Oxy. 1786, in Aegyptus, 21 [1941], p. 189 sgg.). I testi liturgici sono più di una ventina, e fra gli altri uno è scritto in latino (P. Ryl., III, 472) e appartiene al sec. III-IV; un altro, che espone la liturgia di Natale, si trova tra i p. di Berlino e appartiene al sec. VII (Berl. Klass. Texte, 6, VII, 2); una ovazione di grande uso nella liturgia bizantina fu riconosciuta in un p. fiorentino (cf. A. S. Mercati, Frammenti della ovazione in un p. fiorentino, in Aegyptus, 20 [1940], p. 212 sgg.). Per i liturgici, cf. C. Del Grande, Liturgiae, preces, hymni Christianorum e papyris collecti, Napoli 1938. Amuleti in p., con versetti del Vangelo e di altri testi canonici, mescolati talora con invocazioni pagane, sono pure superstiti nel materiale venuto finora alla luce.
Un certo numero di p., non frequente per altro, contiene brani di orazioni e di omelie cristiane dal sec. III al VI: se ne sono rintracciati una ventina (cf. G. Ausenda, Contributo allo studio dell'omiletica cristiana nei p. greci dell'Egitto, in Aegyptus, 20 [1940], p. 43 sgg.): fra essi figurano Origene e Crisostomo.

Scrittori sacri figurano pure nel materiale dei p. superstiti: Atanasio, Cirillo, l'Apologia di Aristide, Eusebio di Cesarea, Gregorio Nazianzeno, Ireneo, la Didaché e specialmente il Pastore di Ermia, che è conservato in una dicina di p. dal sec. II al VI e dimostra pertanto di essere stato assai letto in Egitto (cf. L. Alfonsi, Ermia, Brescia 1947). Alcuni p. contengono Atti di martiri: Abraham, Nabrahe, Giuliano di Anzaraba, Pafunzio anacoreta, s. Cristina e forse altri.
Altra categoria di p. che interessano la vita della Chiesa sono i testi del Credo Niceno (il P. Ryl., I, 6 è il più antico) e del Credo costantinopolitano; il frammento di una epistola festale del 577 diretta da un p. tririca di Alessandria alla Chiesa d'Egitto (P. Grenf, II, 112) e una lettera pasquale di un altro patriarca Alessandrino, assai ampia, nei p. di Berlino (Berl. Klass. Texte, 6, VI, 3): è pure superstite un calendario ecclesiastico del 535-536 (Oxy., XI, 1357; cf. H. Delehaye, in Anal. Boland., [1924], pp. 83-99).
La serie di quasi cento libelli della cosiddetta persecuzione di Decio del 250, mette più direttamente a contatto con il tempo e il modo delle lotte contro la Chiesa nascente (v. A. Bludau, Die ägyptischen Libelli und die Christenverfolgung des Kaiser Decius, in Röm. Quartalschrift. Suppl., 27 [1931]).
Documenti amministrativi numerosissimi riguardano la Chiesa egiziana e i conventi di ogni secolo e sono stati in gran parte studiati (v. P. Barison, Ricerche sui monasteri dell'Egitto bizantino e arabo, in Aegyptus, 18 [1938], pp. 20-148; L. Antonini, Le chiese cristiane in Egitto dal IV al IX secolo secondo i documenti dei papiri greci, ibid., [1940], pp. 129-208). Sono pure state raccolte e studiate, e il tema meriterebbe di essere ora ripreso, le lettere cristiane apparse nei papiri (v. G. Ghedini, Lettere cristiane da p. greci del sec. III e IV, Milano 1923).