PARACELSO (THEOPHRAST BOMBAST VON HOHENHEIM). - Medico, naturalista, teosofo, n. a Einsiedeln (Svizzera) il 10 nov. 1493, m. a Salisburgo il 24 sett. 1541. Laureatosi in medicina e desideroso di battere una via propria lontana dal tradizionalismo, allora imperante, della medicina araba e galenica, dopo aver professato la sua disciplina all'Università di Basilea (1527-28), viaggiò per un decennio attraversò la Germania, l'Italia, la Francia e le regioni scandinave, giungendo fino a Mosca e a Costantinopoli, non rifiutando di interrogare anche gente del popolo: pastori, zingari, popolane circa il loro modo di curare i mali e raccogliendo una larga messe di osservazioni cliniche e chimiche.
Come uomo del Rinascimento la sua visuale del mondo si ispira al neoplatonismo finchiano: l'uomo è un microscopo che riproduce il macrocosmo, l'universo creato da Dio la cui trinità simbolicamente si riflette sui tre elementi fondamentali, secondo P., dell'universo e dell'uomo: mercurio, zolfo e sale; il sale simbolo di ciò che è solido (suo residuo solido è la cenere); lo zolfo, di ciò che è aereo (si distrugge con il fuoco), il mercurio, di ciò che si volatizza bruciando. A dirigere questi elementi sta l'archea o forza generatrice che risiede nello stomaco: ad esso tocca equilibrare i su elencati elementi perché da essi dipende la buona salute e non dall'equilibrio Galeno (v.) della quale P. è assoluto oppositore. Il medico deve essere, pertanto, un assiduo osservatore della natura. P. è stato il promotore dello studio della chimica applicata alla biologia ed è un precursore della medicina moderna.
Per quanto proclami che la sua grande maestra è stata l'esperienza, egli crede anche all'influsso degli astri, delle piante, che può determinare il cambiamento dell'archeus da cui dipende la salute del corpo. È seguace del principio (magico) delle «segnature» cioè dell'effi-cacia della forma esterna della pianta nella cura delle malattie; approva l'uso delle acque termali di cui ricorda la principia.
