PARALITICO. - S. Giovanni Evangelista (5, 1-15) narra che Gesù, venuto a Gerusalemme, si fermò in un luogo vicino alla chiesa odierna di S. Anna, dove era una piscina chiamata dagli Ebrei

L'arte cristiana si è naturalmente impossessata di questo episodio, raffigurandolo ripetutamente, seppure in modi diversi. Tuttavia i pittori hanno preferito rappresentare l'altra scena della guarigione del p. di Capharnaum (Mt. 9, 6 sgg.; Mc. 2, 12; Lc. 5, 25 sgg.) nella quale il miracolato si allontana con il letto sulle spalle; e spesso pongono questa scena vicino ad un'altra del Battesimo (cf. le figurazioni della Cappella Greca di Priscilla e della cripta A° dei Sacramenti di S. Calliato), mettendo con ciò in rilievo il nesso simbolico esistente tra la guarigione del p. e la rigenerazione dal peccato. La guarigione del p. fu affrescata nel sec. III nel battistero di Dura Europos (Enc. Catt., IV, tav. 126). Gli scultori invece, sfruttando la possibilità di dare più scene, talvolta sovrapposte, e la natura stessa del rilievo, che si giova dello sfondo per creare una realtà più ricca di particolari, hanno lasciato alcune rappresentazioni, in cui tornano quasi tutti gli elementi del testo giovanneo. Poche soltanto se ne conoscono, ma in compenso le composizioni sono tutte uguali e occupano il centro della fronte dei sarcofagi, che hanno tutti, nello stesso ordine, un'identica serie di scene. Nella Gallia si hanno i frammenti seguenti: a) a Die (Wilpert, Sarcofagi, tav. 230, 2), quasi intera la scena superiore con il porticato a tre archi; b) nel Museo di Clermont (ibid, tav. 230, 5), le due scene sovrapposte, ma il portico è ridotto ad un solo arco, secondo la tipologia dei sarcofagi a colonne; c) ad Arles (ibid., fig. 184), solo un arco a due teste di infermi; d) nel Museo di Vienne (ibid., tav. 230, 4), quasi tutta la zona superiore e parte del largo listello a onde che divideva le due scene.
Due altre fronti di sarcofagi, le più complete ed importanti, sono il lateranense 125 (ibid., tav. 230, 6) e quella della cattedrale di Tarragona (ibid., tav. 230, 3), copia fedele del primo. Da questi due frammenti si desume l'iconografia tradizionale della composizione: la scena inferiore rappresenta il p. disteso sul letto e circondato dai malati, mentre Gesù si avvicina da destra; quella superiore, divisa dalla sottostante per mezzo di un listello ondulato, che vuol significare l'acqua contenuta nella piscina probatica, mostra di nuovo i malati, il Signore nel gesto che segna il suo comando e il miracolato che si allontana con il letto sul dorso. Tutti questi frammenti, i soli pervenutici, vanno assegnati al sec. IV, con una sola eccezione: il frammento di Die, per il nimbo accennato intorno alla testa del Signore, deve essere collocato al sec. V.

2). Il miracolo del p. fu poi effigiato nei vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1876-81, tav. 177, nn. 3 e 4) e si trova in un avorio del Museo del Louvre (J. Marquet de Vasselot, Un ivoire chrétien du Musée du Louvre, in Monuments Piat, 28 [1925-26], pp. 175-86, e tav. 14).
Nel ciclo musivo del Nuovo Testamento in S. Martino in caelo aureo, oggi S. Apollinare nuovo, la scena del p. è la più completa (M. van Berchem e J. Clouzot, Mosaïques chrétiennes, Ginevra 1924, p. 131, fig. 156).