PARASKIVA (PARASCEVE), santa. - Sorella di s. Eutimio, vescovo di Madyta, n. ca. il 1023 a Kallicratia, Epivat e Mesembria (Tracia) sul Mar Nero, m. ad Epivat ca. il 1050. Entrò a 15 anni in un monastero di Calcedonia, dove passò 5 anni; dopo altri 5, vissuti nel deserto del Giordano, si ritirò a Epivat. Venne sepolta sulla riva del Mar Nero. Più tardi gli abitanti del paese vi ritrovarono le sue spoglie intatte e le riportarono a Epivat.
L'imperatore dei Valacco-Bulgari, Giovanni Asen II (1219-41), portò le sacre reliquie a Tirnovo, nella chiesa dei Quaranta martiri. Baiazet I le regalò a Mircea il Grande, principe della Valacchia, ma in seguito alla
vittoria di Nicopoli (1396) egli le riprese e le donò alla knjaghina Angelina di Serbia. Solimano II (1520-66), trasformando la chiesa centrale di Belgrado in moschea, fece vendere le reliquie insieme con altri tesori sacri al patriarca di Costantinopoli per 12 mila ducati. Da qui le prese nel 1641 Basilio Lupu, principe di Moldavia, pagando per esse 2.516.000 « aspri » complessivamente, e le depose nella chiesa dei Tre Gerarchi di Jassy. Le sacre reliquie si salvarono miracolosamente da un incendio nella notte del 26-27 dic. 1888. La festa della Santa è il 14 ott.
P. è la santa più popolare dei Balcani e fra i Romeni e gli Slavi sotto la forma omonima di Piatnizza (=die quinta, Venerdì). Per i Greci la sua popolarità sembra connessa con una devozione al Venerdì Santo. Presso i Romeni deve avere avuto contatto con s. Vineri, santa sconosciuta che ha chiese antiche nelle grandi città, e con la « s. Vineri » dei racconti popolari (Venerdì o Venere) una sorta di fata, di dea etonica. Alla devozione del Venerdì Santo si riannoda, a quanto sembra, la P. di Novgorod, non essendo possibile identificarla con altre martiri omonime.
Petre Vălimăreanu