PARENZO, DIOCESI di. - Cittadina e diocesi sulla costa occidentale dell'Istria, già in provincia di Pola. Prima municipio romano, poi colonia sotto Tiberio («Colonia Iulia Parentium»); comune libero intorno al 1194, datosi a Venezia nel 1267, primo fra le città istriane; sede della Dieta dell'Istria dal 1861 all'annessione all'Italia.
La diocesi di P., che comprende tuttora il territorio dell'antico agro colonico romano e in più il territorio di Rovigno, risulta suffraganea di Aquileia almeno dal 451; con la soppressione del Patriarcato (1715) fu soggetta a Venezia, e, nel 1892, dopo altri spostamenti, passò sotto Gorizia e le fu unita la diocesi di Pola. Presentemente (1952) è governata da un amministratore apostolico che ha sede a Pisino. Sotto il vescovo Radossi (1942-47) era stato istituito il Seminario diocesano; la diocesi contava allora 4 vicariati, 25 parrocchie, 34 sacerdoti, 8 istituti religiosi, che l'occupazione iugoslava ha in gran parte disperso.
Primo vescovo si può ritenere senz'altro s. Mauro, il primo, anche, di cui si abbia notizia per l'Istria, probabilmente martire alla fine del sec. III, il cui corpo fu portato al Laterano da Giovanni IV. Celeberrimo il vescovo Eufrasio, della metà del sec. VI, cui si deve la costruzione
della Cattedrale, del Battistero e dell'episcopio, tuttora conservati, il quale peraltro fu tra i più animosi nello scisma «dei tre Capitoli». Oltre s. Mauro, hanno culto a P. s. Eleuterio e i ss. Giuliano e Demetrio, che non sono però santi locali.
ARCHEOLOGIA E ARTE. - Nella pianta romana a strade incrociate, tuttora intatta, presso la cortina settentrionale delle mura, s'innesta il complesso delle costruzioni paleocristiane, che scavi iniziati nel 1888 (mons. Deperis) e restauri recenti (compiuti nel 1937) hanno esaltato. Esse danno interessantissimo esempio di evoluzione dalla sala privata di culto alla basilica tripartita.
La costruzione più antica è un'aula rettangolare (m. 8,70 × 21,80), con pavimento musivo a ornati geometrici e iscrizioni, riferibile alla fine del sec. IV, che include ad oriente un musaico quadrato, composto da un meandro a treccia che ne forma altri quattro. Questo riquadro può appartenere a un ambiente della domus romana che fu prima sede delle riunioni: si può attribuire
alla fine del sec. III. Nell'aula, su un vaso fiorito che ne orna il centro, era l'altare mobile, a oriente era la sede della cattedra e dei presbiteri (nel musaico furono inclusi allora due pesci). A sud di quest'aula ne fu costruita una altra del tutto simile (aula duplicata), quando, come afferma un'iscrizione, il corpo del vescovo Mauro fu portato entro le mura urbane, probabilmente in un martyrium da ricercarsi presso la seconda aula. Su questo martyrium, verso la metà del sec. V, fu costruita una grande basilica rettangolare tripartita, detta pre-eufrasiana, con seggio presbiterale interno e cattedra, che invase parte dell'aula duplicata. A nord di essa, sui musaici più antichi, fu eretta un'altra aula più piccola, che si ritiene il catecumeneo-consignatorio. Sugli stessi limiti della pre-eufrasiana, infine, il vescovo Eufrasio, nell'undecimo anno del suo


Per tacere di altre opere d'arte della Basilica (il musaico pavimentale è perduto, il ciborio è stato rifatto nel 1277), si ricordano gli edifici annessi: il Battistero ottagonale, l'episcopio, rarissimo edificio a pianta basilicale, e il cosiddetto mausoleo di Eufrasio, trichora con atrio a forcipe, tutti del sec. VI. Notevoli in città i resti del tempio romano sul Foro, la canonica, del 1251, alcune belle case gotico-veneziane e tre torri delle mura del sec. XV. - Vedi tav. LXVI.