PELAGIO I, PAPA. - Figlio di Giovanni funzionario romano, di famiglia aristocratica, era già diacono nel 536 ed apocrisiario di papa Agapito a Costantinopoli: nel maggio di quell'anno partecipò insieme con il diacono Teofane al Sinodo che condannò il patriarca Antimo. Fido consigliere dell'imperatore Giustiniano, si adoperò per impedire il ritorno a Roma del deposito papa Silverio (II nov. 537), e nel 538, dopo la deposizione di Teodosio, vescovo severiano di Alessandria, fece ordinare per quella chiesa il monaco Paolo; qualche anno più tardi (539) egli stesso dovette deporlo nel Sinodo di Gaza, dove si era recato per incarico dell'Imperatore. Di ritorno a Costantinopoli, P. si fermò a Gerusalemme, dove alcuni monaci di Mar-Saba gli presentarono estratti delle opere di Origene perché li facesse condannare da Giustiniano. P. accettò volentieri l'incarico, e nel 543 uscì la condanna sottoscritta dai patriarchi d'Oriente e dallo stesso papa Vigilio. Questa condanna diede poi occasione alla controversia dei «Tre Capitoli» (v. 1) che tenne agitata la Chiesa e nella quale lo stesso P. ebbe gran parte.
Poco dopo la condanna di Origene, P. era ritornato a Roma e nell'assenza di papa Vigilio, trascinato a Costantinopoli, si adoperò ad alleviare le miserie e le tribolazioni della guerra gotica. Verso la fine del 546, per incarico di Giustiniano e del Senato romano, si recò da Totila per ottenere una tregua, ma inutilmente, e quando nel dic. Roma fu occupata, P. aspettò il barbaro davanti alla basilica di S. Pietro, chiedendo ed ottenendo pietà per il popolo: le persone furono risparmiate ma la città fu saccheggiata. Pochi giorni dopo P. partecipò alla seduta del Senato convocato da Totila al Palatino, dove ancora una volta riuscì a placare le ire del barbaro, che poi l'invito, insieme con l'avvocato Teodoro, a Costantinopoli come ambasciatore di pace e dietro promessa che avrebbe fatto gli interessi del re e sarebbe tornato subito a Roma. Alla corte bizantina, dove si erano rifugiati molti senatori fuggiti da Roma, trovò gli animi ostinati, e Giustiniano, per tutta risposta, inviò in Italia Belisario che nella primavera del 547 occupò Roma. Nei primi mesi del 552 P. ritornò di nuovo a Costantinopoli per assistere il papa Vigilio travagliato dalla corte per la questione dei «Tre Capitoli», e nel maggio 553 redasse e sotto
scrisse insieme con altri il constitutum di Vigilio contrario alla condanna: fu perciò arrestato e rinchiuso in vari monasteri. Intanto Vigilio cedeva, approvando il Concilio del 553 e condannando i «Tre Capitoli». P., pur prigioniero, compose alcuni libelli contro la condanna e contro lo stesso Pontefice, tracciando di incostanza e venalità. Di essi si è conservato il solo In defensione trium Capitulum, ed incompleto per giunta: di sei libri, manca tutto il primo, ed il secondo e l'ultimo sono mutili. Poggianosi sul Constitutum di Vigilio e sull'opera di Faondo di Ermiana, P. cercò di provare come la condanna significasse offesa al Concilio di Calcedonia e offesa a papa Leone. Ottenuto lo scopo, Giustiniano lasciò libero Vigilio che morì a Siracusa nel giugno 555. A succedergli, lo stesso imperatore designò P. che accettò la condanna dei «Tre Capitoli» e l'operato del Concilio del 553.
Ritornato a Roma, P. trovò clero e nobili ostili, quasi fosse stato causa dei dolori e della morte di papa Vigilio. Finalmente, mediante il valido appoggio di Narsete, poté esser consacrato il 16 apr. 556 dai vescovi di Perugia e Ferentino cui si aggiunse un prete di Ostia. Poiché le ostilità contro il nuovo Pontefice non accennavano a diminuire, d'accordo con Narsete, P., dopo una solenne processione dalla chiesa di S. Pancrazio a S. Pietro, salì sull'ambone e tenendo in mano i Vangeli e la Croce, dichiarò solennemente ch'era innocente della morte di Vigilio e che accettava le decisioni dei quattro Concili ecumenici. Questo atteggiamento non valse a togliere le opposizioni, manifestatisi specialmente in Gallia dove il re Childeberto a più riprese mandò ambasciatori per chiedere spiegazioni sulla fede di P., in Africa, nell'Illirico e specialmente nell'Italia settentrionale, dove ebbe origine un doloroso scisma da parte dei metropoliti di Milano e di Aquileia.
Durante il breve pontificato, P. si adoperò a reintegrare il clero romano decimato durante gli anni precedenti, a provvedere alle miserie delle popolazioni, a riscattare gli schiavi, a riparare le chiese e gli altri danni causati dalle guerre gotiche. Morì il 4 marzo 561 e fu sepolto in S. Pietro.