PELAGIO II, PAPA

PELAGIO II, PAPA. - Di origine germanica, n. Roma da Unigildo. Entrato nel clero, nel 579, alla morte di Benedetto I, fu eletto pontefice e consacrato il 26 nov. Attese le precarie circostanze in cui si trovava l'Italia, devastata dai Longobardi giunti sino sotto Roma, la consacrazione avvenne senza aspettare, come era d'uso, il beneplacito dell'Imperatore bizantino.

Appena salito al soglio pontificio, P. si adoperò con ogni mezzo per salvare Roma dalle devastazioni barbariche: e assumendo anche la direzione degli avvenimenti con il Senato romano, mandò un'ambasceria a Costantinopoli per sollecitare aiuti militari. Poiché questi furono insigniti, P. pensò di rivolgersi al re dei Franchi (ott. 580) sollecitandolo ad allearsi con l'Imperatore contro i Longobardi. Non avendo avuto efficace difesa dall'eserca di Ravenna, Smaragdo, spedì una nuova ambasceria a Costantinopoli. In seguito a negoziati, nel 585 poté concludere una tregua con Autari, durata fino al 589. Profittando delle pacifiche condizioni politiche della tregua, P. poté finalmente decidersi più intensamente all'attività religiosa e spirituale, ed in primo luogo cercò di far cessare il Pelagio I (v.), scrivendo al vescovo Elia di Aquileia, per dargli formale assicurazione che nulla s'era fatto in contrasto con il Concilio di Calcedonia, oggetto e pretesto della lotta; ma ogni trattativa in proposito, per l'ostinazione degli scismatici, non approdò a nulla; infatti non ebbe ascolto un'altra lettera ad Elia, in cui spiegava minutarmente l'atteggiamento della Sede Apostolica nella

questione dei « Tre Capitoli », dei papi Vigilio e Pelagio I, ma insieme con forti argomenti provava la condannabilità dei « Tre Capitoli ». Nemmeno le minacce dell’imperatore Maurizio impaurirono i successori di Elia, e senza risultato rimasero i tentativi dell’esarca Smaragdo. Durante il pontificato di P. ebbe anche inizio l’incresciosa questione suscitata dall’ambizioso patriarca Giovanni di Costantinopoli il quale si arrogava il titolo di « patriarca ecumenico ».

Nel nov. 589 una terribile inondazione del Tevere fece molti danni e cagionò una pestilenza: tra le prime vittime fu lo stesso P. (7 febbr. 590).

BIBL.: Jaffé-Wattenbach, nn. 1047-65; Lib. Pont., I, pp. 309-311; E. Amann, s. V. in DThC, XII, 669-75; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 243-300.