PIETÀ (ARTE)

PIETÀ (arte). - Sembra che il modello figura- tivo della P., concepito quale pianto della Madonna sul Corpo di Cristo morto, coronato di spine e adagiato sul suo grembo, si sia stabilito prima che altrove nell'arte gotica tedesca. Lo confermano alcune sculture lignee della Germania meridionale, di poco posteriori al 1300. Tale conciso concetto di P., che fu ulteriormente usato con frequenza in l'arte nordica nel sec. XIV, è raro nell'arte medievale italiana, dove le prime raffigurazioni del pianto sul Cristo morto appaiono in scene con molte figure, che rievocano il momento successivo alla Deposizione dalla Croce ed antecedente alla sepoltura di Nostro Signore e si vedono spesso inserite nel ciclo della Passione.

Così nell'affresco di Giotto della cappella degli Scrovegni (Padova) e nella cosiddetta *P. di S. Remigio*, anonimo capolavoro (Uffizi a Firenze) che fu attribuito dal Vasari all'immaginario Giotto.

Nell'arte italiana una primissima raffigurazione del pianto sul Cristo morto, concepita più come un soggetto di sacra meditazione, che quale immagine della Deposizione, si trova nel pannello datato del 1365 e firmato da Giovanni da Milano. Esso è già un raro esemplare italiano di una vera P. diversa nel concetto dalla scena di lamento sul corpo di Cristo deposto sotto la Croce. Nel Quattrocento le raffigurazioni italiane del pianto sul corpo di Cristo morto tendono a semplificarsi in un dramma sintetico, diminuendo sempre più il numero delle figure che assistono alla scena: cioè delle pie donne, dei diversi santi, dei discepoli e dei donatori spesso raffigurati nelle pitture trecentesche. Al punto finale di questo sviluppo iconografico oltre alla Madonna appaiono talvolta s. Giovanni Ev. e la Maddalena, e di rado s. Nicodemo e gli angeli. Così solo nella seconda metà del Quattrocento si concreta il vero modello iconografico della P. Tale concisa scena di dolore è stata spesso trattata dai pittori padovano-ferraresi del Quattrocento, adattandosi essa in modo particolare allo spirito tardo-gotico della loro arte. Così si ricordano le numerose tragiche P. di Carlo Crivelli (Gallerie di Boston e di Detroit, Museo metropolitano di Nuova York, collezione di Brera a Milano, Pinacoteca Vaticana). Anche nella sua *P. del Louvre*, Cosimo Tura segue il concetto di Carlo Crivelli e così nel pannello del Museo Correr (Venezia) ove si presenta, per la prima volta in Italia, il mite lamento della sola Maria espresso nella forma che aveva nelle sculture tedesche del Trecento. A tale schema si allacciano pure: la *P. di Ercole* (Correto) (Galleria Walker, Liverpool) e quella di Francesco del Cossa (Museo Jacquemart André, Parigi), nella quale s. Francesco, più che prendere parte al lamento di Maria, considera il di lei pianto da lontano. In una forma assai tipica è presentata la *P. del Mantegna*, capolavoro di scorcio (Brera, Milano). Per illustrare il concetto della *P.*, adottato nel medesimo periodo dell'arte dell'Italia centrale, può servire la palla del Perugino (Uffizi), come l'altra di Domenico Ghirlandaio al Museo di Berlino. Nei primissimi anni del Cinquecento, presentarono il dramma della *P.* in una sua propria forma piemantemente distaccata dalla Deposizione sia Fr. Francia (lunetta della Galleria nazionale, Londra), sia fra Bartolomeo della Porta nella sua celebre tela (Palazzo Pitti, Firenze). In un tale clima iconografico è stata concepita la *P. di Michelangelo* (Basilica Vaticana) allogatagli il 27 ag. del 1497. Al soggetto di questo suo capolavoro giovanile tornava in seguito il Buonarroti, durante tutto il percorso della sua lunga vita, lasciandoci di esso tre altre sculture in marmo, tutte e tre diversamente ideate, cioè: la *P. di Palestrina*, che si ammette eseguita verso il 1540, la *P. del duomo fiorentino del 1550* e la *P. Rondanini*, opera trovata incompiuta nel 1564 nella casa dove morì il maestro. Fra le diverse *P.* ispirate da quelle di Michelangelo (Marcello Venusti, Baccio Bandinelli, ecc.), la più notevole è quella di Sebastiano del Piombo (Museo civico, Viterbo). Si allaccia ad esse anche quella del Sodoma (Galleria Borghese, Roma). Si deve una *P.* anche a Tiziano (Accademia, Venezia).

Nel suo linguaggio stilistico ben diverso, il barocco ha raffigurato spessissime volte il pianto di Cristo morto secondo il patetico concetto della *P.* Così si ricorda, prima di tutto, che della corrente caravaggesca si hanno a Roma tre *P.* di Orazio Borgianni (Galleria Spada, Museo del Palazzo Venezia e convento dei Crocegiri), ispirate dal modello formale del Mantegna. Una *P.* del Rubens si trova nella Galleria Borghese. Alla corrente classicistica del primo barocco si devono le diverse *P.* di Annibale Carracci (Roma Galleria Doria; Parigi, Louvre; Napoli, Museo nazionale), la *Madonna della P.* con i santi protettori di Bologna, capolavoro di Guido Reni (Bologna, Pinacoteca) e la *P.* di Bernardo Strozzi, di proprietà dell'Accademia Ligustica di Genova. Il barocco fiorito produsse la *P.* di Antonio Montauti, notissima scultura in marmo, che adorna la cripta Corsini nella Basilica Laurense a Roma; l'arte ottocentesca, quella di P. Tenerani nella cappella Torlonia della stessa basilica e quella del Dupré nel cimitero di Siena. Anche l'arte di questo secolo ha raffigurato la *P.* così nelle porte del duomo di Milano, fuse in bronzo da Ludovico Pigliaghi, così in numerose sculture marmoree, fra le quali quella di Ermenegildo Luppi, già nella Galleria d'arte moderna di Roma ed ora a Dublino, l'altra di L. Andreotti nel Sacrario di S. Croce a Firenze. - Vedi tavv. XCII-XCIII.

BIBL.: K. Künstle, *Iconographie der Christl. Kunst.*, I. Friburgo in Br. 1928, p. 486 seg.; A. Venturi, *La Madonna. Strologia entristico della rappresentazione della Vergine*, Milano 1900. Witold Wehr