PIETRO di Blois (Petrus Blesensis). - Teologo e umanista, n. a Blois ca. il 1135, m. dopo il 1204. Studiò lettere a Chartres e a Tours, filosofia a Parigi, diritto a Bologna.
Ritornato a Parigi, seguì i corsi teologici. Nel 1167 succedette come precettore di Guglielmo II di Sicilia al suo amico Gualtiero, nominato arcivescovo di Palermo, ma due anni dopo, rifiutato l'arcivescovo di Napoli e di Rossano, lasciò la corte sicula per divenire segretario di Enrico II, re d'Inghilterra e poi della sua vedova Eleonora di Guyenne (1191-95). Ordinato sacerdote ca. il 1190, fu nominato arcidiacono di Bath, poi di Londra, cancelliere di Riccardo, arcivescovo di Canterbury, dal quale fu mandato tre volte a Roma (1175, 1178, 1187) per il disbrigo di affari importanti. Ottenne da ultimo il decanato di Chester, ma per la non esemplare condotta dei canonici vi rinunciò e chiuse la sua tormentata esistenza nella povertà.
I suoi scritti (PL 207) comprendono: Epistolae (coll. 1-560); sono 183, dirette ai grandi personaggi dell'epoca e ricche d'informazioni storiche e di consigli morali; Sermones (coll. 559-776): sono 65 sul proprium de tempore e sulle feste della Madonna e dei santi; Tractatus di vario genere di cui i principali sono: De transfiguratione Domini (coll. 777-92): notevoli cenni alle doti dei corpi gloriosi; De conversione s. Pauli (coll. 791-96); Compendium in Job (coll. 795-826): esortazioni alla pazienza e in
vettiva contro i prelati ricchi; Contra perfidiam fudaeorum (coll. 825-70): vien messo in opera, con abilità, l'argomento della profezia ed è tra i migliori saggi apologetici del sec. XII; De amicitia christiana (coll. 875-95) forma insieme con il De caritate (coll. 895-98) un dittico sull'amore cristiano, ispirato all'opera analoga di Aelredo di Rievauc; De confessione sacramentali (coll. 1077-92), completato dal De paenitentia a sacerdote inuungenda (coll. 1091-98); Invocativa in depravationem operum Petri Blesensis (coll. 1113-26): rispondendo a vari attacchi fa l'elenco delle sue opere e tocca la questione della Grazia e del libero arbitrio.
Inferiore al suo maestro Giovanni di Salisbury, P. di B. è tuttavia uno dei più distinti nomi della letteratura latina del sec. XII e con lo scintillio del suo stile è in forte contrasto con la negligenza della forma, comune a quasi tutta la scolastica.