PIETRO di ROSSENHEIM. - Riformatore monastico, predicatore e poeta benedettino, n. ca. il 1380 a Wiechs presso Rosenheim (perciò è detto anche Petrus Vix), m. il 7 genn. 1433 a Basilea. Intorno al 1400 è studente a Vienna; nel 1403 fa professione monastica a Subiaco; nel 1413 è a Mondragone presso Capua. Interviene nel 1416 al Concilio di Costanza; è oratore conciliare nell'affare degli iussiti. Dal 1418 al 1423 è priore del monastero riformato di Melk. Propaga l'osservanza di Subiaco e di Melk come convistatore nei monasteri austriaci. Dal 1426 al 1428 riforma i monasteri della Baviera meridionale; nel 1430 è a Roma; nel 1431 è visitatore a Salisburgo. Nel 1432-33 è membro della deputazione per la riforma a Basilea. P. fu il primo propagatore dell'Umanesimo monastico italiano nella Germania meridionale.
Suo capolavoro è il diffusissimo Roseum memoriale divinorum eloquentium: somma poetica e mnemotecnica per i predicatori su tutta la S. Scrittura, monumento letterario della mnemonica biblica in Germania tra il 1489 e il 1570, composta sullo schema della Margaritha del domenicano Guido da Ferrara dietro incoraggiamento del cardinal legato a Vienna, Giulio Branda di Castiglione.
Numerosi manoscritti di P. (poesie, lettere, prediche) dai monasteri della Germania meridionale finirono nella Staatsbibliothek di Monaco e nella Biblioteca di Melk. P. non è da confondersi con Petrus Rosenhaymer O. P. (attivo in Ratisbona, 1464).
Il Roseum fu stampato nelle tipografie umanistiche di Bologna (1489), Norimberga (1493), Lipsia (1505), Pforzheim (1510); poi, col titolo Mnemosynon i. e. bibliorum memoriale carmen, a Vienna 1524 e 1532, Strasburgo 1544, Stettino (1570); I versi sul Nuovo Testamento furono pubblicati anche nelle xilografie dell'Ars memorandi prove niente dai monasteri bavaresi della riforma di Melk, e nella stampa umanistica antica (Pforzheim 1502 e 1504), col titolo Memorabilis evangelistarum figurae, o Rationarium Evangelistarum (ivi 1505, 1507, 1508, 1510, Hagena 1522, Anversa 1532). Manoscritti del Roseum si trovano nella Bibl. Vaticana e a Piacenza, sede del card. Branda.