PLANUDES, MAXIMOS

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PLANUDES, MAXIMOS. - Teologo e umanista bizantino dei secc. XIII-XIV, i cui fatti furono tramandati quasi esclusivamente nel proprio epistolario. N. a Nicomedia nel 1260 ca., m. a Costantinopoli nel 1310.

Fu costretto da Andronico II ad abbandonare la fede cattolica che aveva prima abbracciato nel tempo dell'unione di Michele Paleologo e anche difeso con uno scritto sulla processione dello Spirito Santo. Come elemento nuovo da lui introdotto nella vita bizantina - retaggio dell'influsso latino - va notata la scuola superiore da lui fondata e diretta, da monaco, presso il Palazzo imperiale, nella quale alle consuete discipline umanistiche si aggiunse quella della lingua del Lazio che egli possedeva a perfezione. Le sue opere sono polemico-teologiche, di agiografia, di poesia e non poche versioni in greco di veri trattati di s. Agostino e di s. Tommaso. L'epistolario comprende ben 121 lettere di grande valore storico.

Bun. opere: in P. Arcadius, Opuscula aurea, Roma 1630; L. Allatius, Graecia orthodoxa, II, Roma 1652; PG 147 e fra le opere del Metochita (vol. 141) e del Bessarione (vol. 161) che lo confutarono. L'epistolario nell'ed. di M. Treu, Bratislava 1890. - Studi: Krumbacher, pp. 543-46; U. Chevalier, Répertoire des sources... Bio-bibliogr., Parigi 1907, col. 3773; V. Laurent, s. V. in DThC, XII, 11, col. 2247-52. Emmanuele Candal