Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Letterature

PLINIO IL GIOVANE (CAIUS PLINIUS CAECILIUS SECUNDUS)

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PLINIO il GIOVANE (Caius Plinius Caecilius Secundus). - Nipote per parte di sorella del naturalista Plinio il Vecchio (v.), n. a Como nel 62 d. C., venne in Roma dove ebbe per maestro Quintiliano, fu console nel 100, inviato con rango di proconsole («legatus Augusti pro praetore») in Bitinia nel 111-12, m. in Roma nel 113 appena ritornato dalla sua missione.

Scrisse come retore varie orazioni di cui si conserva solo il Panegyricus Traiano dictus per ringraziare l'Imperatore di averlo eletto console, componimento ampolloso, dettato secondo le norme della retorica del tempo. Perduta è la produzione poetica. Restano invece di lui nove libri di Epistulae che vanno dal 96 al 109, in tutto 247, scritte in vista della pubblicazione e messe insieme senza tener conto dell'ordine cronologico; non hanno perciò la freschezza delle corrispondenze scritte di getto, ma in compenso offrono un quadro prezioso e variato della vita dell'aristocrazia del tempo in città e in villa. Commonventi quelle che descrivono la impavida morte dello zio (VI, 16,20), brillante quella sulle fonti del Clitunno (VIII, 8). Ai nove libri fu aggiunto in seguito il X contenente la corrispondenza di P. con Traiano durante la sua missione di Bitinia. Sono 122 lettere (72 rapporti di P. e 50 risposte di Traiano) durante la missione in Bitinia, che mostrano con quanto scrupolo di probo funzionario P. assolvesse al suo compito. Di questo libro, conservato solo in un codice Parisinus ora perduto, si è in passato a torto contestata l'autenticità, essendo stato accolto nelle edizioni di Avanzio (1502), di Aldo (1508) e citato dall'umanista e filologo G. Budé (1506). Del resto Tertulliano (Apolog., 2, 6 sg.) già conosce, nel 197, e cita il contenuto di una lettera di P. compreso in questo libro e la relativa risposta di Traiano (Epp. 96 e 97). Esse meritano speciale menzione. Nella prima P. domanda a Traiano istruzioni sul modo di procedere contro i cristiani dato: 1) il loro grande numero in città e nelle campagne; 2) l'innocuità delle loro riunioni che avvengono, in giorni stabiliti, prima del levare del sole, allo scopo di cantare alternativamente un carme a Cristo, come a un Dio, e in cui i convenuti si obbligano con giuramento a non commettere furti, latrocini, adultèri, a non tradire la fede, a non rifiutarsi di restituire il deposito ricevuto e, compiuto ciò, si separano per riunirsi di nuovo a consumare un cibo comune e innocente; 3) che avendo sottoposto a processo e tortura due ancelle o ministre di quella setta ne ha ricavato solo la professione di una superstizione prava e smodata (prava et immodica). Nella risposta Traiano, che aveva un alto concetto dell'autorità dello Stato ed avversava le associazioni non autorizzate, gli ordina di non ricercare i cristiani ma di punirli se denunciati (non però con libelli anonimi), salvo che neghino di essere cristiani e lo dimostrino sacrificando agli dèi dell'Impero. Questa corrispondenza mostra da un lato che una procedura contro la professione di cristianesimo esisteva già fin dalla fine del 1 sec.; P., che è un magistrato, lo sa, ma non avendo mai partecipato a inchieste (cognitiones) contro i cristiani non sa che cosa e fino a qual punto (quid et quatenus) si debba in essi processare e punire: se il nome di cristiani o i delitti a tal nome connessi; lo trattiene anche il grande numero dei cristiani.

Traiano nella sua risposta giustifica l'esitazione di P. suggerendo una norma giuridicamente illogica (contro la quale Tertulliano a buon diritto si scaglia: «se li

(Int. Enc. Gutt.)

PLINIO IL VECCHIO - P. nel suo studio e figurazione del mondo secondo lo stesso autore. Miniatura della Historia naturalis, cod. Vat. lat. 1956, fol. 30 (sec. XV) - Biblioteca Vaticana.

condanni perché non li fai processare? e se non li processi perché non li assolvi?») ma praticamente comprensibile data la diffusione del cristianesimo in Asia Minore all'alba del II sec.; detta norma circoscrive i casi di persecuzione, gettandone il peso sopra accusatori individuali e non anonimi.

Bibliografia14 opere
BIBL.: cdd.: a cura di H. Keil, Lipsia 1870 (con indice di Th. Mommsen); M. Schuster, ivi 1933. Per le sole Lettere; E. T. Merrill, ivi 1922; A.-M. Guillemin, Parigi 1927-28. Per il solo Panegyricus: M. Durry, Parigi 1938. Th. Mommsen, Zur Lebensgeschichte des jüngeren P., in Hermes, 3 (1869), p. 31 sgg.; M. Pellisson, Les Romains ou temps de P. le jeune, Parigi 1882; G. Bersa, Le idee morali di P. il G., Zara 1895; E. Allain, P. le jeune et ses héritiers, 4 voll., Parigi 1901-1902; L. Frangioia, L'educ. morale di P. il G., in Riv. di sc. stor., Pavia 1904; M. Galdi, Il sentimento della natura e della gloria nell'epistolario di P. il G., Padova 1905; W. Otto, Zur Lebensgeschichte des jüngeren P., in Sitzungsberichte d. bayr. Akademie, Monaco 1919; A. M. Guillemin, P. et la vie littér. de son temps, Parigi 1929; L. Zenoni, P., Epist. scelte, Venezia 1929; G. Unità, Vita, valore letter. e carattere morale di P. il G., Milano 1933; P. De Labriolle, La réaction payenne, Parigi 1934. Per altre indicazioni cf. N. I. Herescu, Bibliogr. de la littér. latine, Parigi 1943, pp. 289-94.

Nicola Turchi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1627–1628.

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Turchi, Nicola. “Plinio Il Giovane (Caius Plinius Caecilius Secundus).” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1627–1628. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/plinio-il-giovane-caius-plinius-caecilius-secundus.

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Turchi, Nicola. “Plinio Il Giovane (Caius Plinius Caecilius Secundus).” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1627–1628. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/plinio-il-giovane-caius-plinius-caecilius-secundus.

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