PLINIO IL VECCHIO - P. nel suo studio e figurazione del mondo secondo lo stesso autore. Miniatura della Historia naturalis, cod. Vat. lat. 1956, fol. 30 (sec. XV) - Biblioteca Vaticana.
condanni perché non li fai processare? e se non li processi perché non li assolvi?») ma praticamente comprensibile data la diffusione del cristianesimo in Asia Minore all'alba del II sec.; detta norma circoscrive i casi di persecuzione, gettandone il peso sopra accusatori individuali e non anonimi.
Nicola Turchi
PLINIO il VECCHIO (Caius Plinius Secundus). - Erudito, n. a Como nel 23 d. C., m. presso Miseno il 24 ag. del 79 d. C. durante l'eruzione del Vesuvio che seppellì Stabia, Ercolano e Pompei. Studiò a Roma alla scuola del retore e tragediografo Pomponio Secondo, combatté in Germania, ricopri varie cariche nella pubblica amministrazione, fu da ultimo prefetto della flotta del Miseno.
Tipico rappresentante dell'età dei Flavi, alieno dalle lotte politiche, funzionario devoto all'autorità e spirito amante dell'erudizione, scrisse degli argomenti più vari: di tecnica militare (De iaculazione equestri), di retorica (Studiosi libri III e Dubii sermonis libri VIII), di storia (De vita Pomponii Secundi [Il suo maestro]; Bellorum Germaniae libri XX e A fine Aufidii Bassi libri XXXI
[opera che si ricollegava a quella perduta di Aufidio Basso, forse dalla fine del Regno di Tiberio fino al 71 almeno]; ma l'opera più importante, e l'unica conservata, è la Naturalis historia, dedicata all'imperatore Tito, pubblicata in 36 libri nel 77 e poi riedita postuma dal nipote Plinio il Giovane in 37 libri (è questa la redazione tramandata fino a noi). È un apparato immenso di notizie, ricavate, secondo lo stesso P., da 2000 voll. (rotoli, e cioè libri: le opere saranno state poco più di un centinaio), di cento autori diversi (P. ne cita però ca. 500, evidentemente di seconda mano): vi sono trattate la cosmografia e l'astronomia (I. II), la geografia (II. III-IV), l'antropologia (I. VII), la zoologia (II. VIII-IX), la botanica (II. XII-XIX), la medicina (II. XX-XXXII), la mineralogia e le arti figurative in ordine alle materie da esse utilizzate (II. XXXIII-XXXVII).
P. eccelle sui suoi predecessori (Catone, Varrone, Cornelio Celso) per la mole dei materiali raccolti, ma difetta di sistemazione organica: c'è in lui la curiosità dell'erudito, non la genialità del pensatore (anzi confluiscono in lui dottrine diverse, senza amalgamarsi), sicché la sua opera, ben lontana dalla poderosa sintesi dell'enciclopedia aristotelica, è preziosa essenzialmente come fonte di notizie, se anche non possa negarsi all'autore una certa personalità, soprattutto di stile. Nonostante il professore di disprezzo per la trascendenza, la Naturalis historia esercitò, più o meno direttamente, larghissima influenza sulla cultura antica da Solino (fine del sec. III) all'anonimo autore della cosiddetta Medicina Plinii (sec. IV), e per tutto il medioevo, CASSIANO (v.), Isidoro di Siviglia (v.) e sui vari Tesori dei secoli seguenti.