PSICOLOGIA SOCIALE

PSICOLOGIA SOCIALE. - È la branca della psicologia generale che studia prevalentemente due ordini di fenomeni : 1) le interferenze e i conflitti tra i gruppi sociali; 2) il comportamento dell’individuo in quanto stimolato e condizionato dal comportamento di altre persone e di vari gruppi sociali. Lo sviluppo e l’affermazione autonoma della p. s. non sono stati facili, perché era necessaria una netta differenziazione tanto dalla sociologia come dalla psicologia. Con la fondazione del periodico tedesco Zeit-schrift für Völkerpsychologie und Sprachwissenschaft (1860) M. Lazarus e H. Steinhalt tentano una prima sistemazione di dati filologici, storici e psicologici all’infuori del tradizionale schema sociologico e da allora la p. s. si presenterà per molti anni come una vera e propria psicologia dei popoli (è di capitale importanza la Völkerpsychologie di Wundt, 1900).

Un più preciso avvicinamento alla psicologia si verifica in seguito agli studi dedicati al dinamismo delle folle. Questo orientamento si inizia in Italia (G. Sergi, Psicosi epidemiche, 1889; S. Sighele, Folla delinquente, 1891) e prosegue in Francia con Le Bon (la sua Psychologie des foules è del 1895). Quasi tutti gli autori insistono nel mettere in rilievo il carattere negativo della folla (aspetti parossistici e criminali) e oppongono il valore dell’individuo al livellamento uniforme delle masse che intacca e degrada l’intelligenza e il sentimento morale. Continuando nel naturale processo di differenziazione la p. s. ha cercato di svincolarsi dalle discipline affini. Si è parlato così di psi

colossia collettiva che studia le manifestazioni dei gruppi o aggregati instabili e accidentali (tipo folla), mentre le manifestazioni psichiche dei gruppi stabili e organizzati spetterebbero in proprio alla p. s. Distinzione da respingere, perché è impossibile e inutile per ogni tipo di struttura più o meno organizzata creare nuove discipline. Lo stesso rilievo vale per le denominazioni più recenti, come psicologia o socio-psicologia. La p. s. è una scienza autonoma e psicologia (v.) sociologia (v.) : essa forma un anello di congiunzione tra le due discipline.

L’indagine deve puntare in tre direzioni : a) analisi delle condizioni sociali che influiscono sulla vita mentale e affettiva dell’individuo ; b) analisi delle reazioni che l’individuo manifesta di fronte ai fenomeni sociali ; c) analisi del risultato finale di questo processo che può culminare nell’adattamento o nella opposizione al gruppo.

Alla p. s. ha nuocuto la pretesa di molti autori più o meno imbevuti di positivismo, di presentare schemi troppo vasti e definitivi (esempio : le ricerche sulla esistenza di tipici istinti sociali che spiegherebbero la realtà della vita collettiva). Il tentativo maggiore è stato compiuto dallo psicologo anglo-americano W. Mac Dougall, dal sociologo americano Ward e, con formale meno precise, anteriormente dai francesi Tarde (imitazione come base dei rapporti sociali) e Fouillée (le idee-forze che periodicamente modificano le strutture dei gruppi sociali). psicanalisi (v.) ha impostato tutto questo tema su nuove basi : per Freud il vincolo che unisce i membri di un gruppo o i componenti una folla è sempre la libido, l’energia psichica fondamentale. Si avrebbe sempre una tipica identificazione dei membri con il capo, ma nei fenomeni collettivi la libido risulterebbe - deviata dai normali scopi sessuali - . Tesi incerta e oscura che non può presentarsi come una feconda ipotesi di lavoro. Lo stesso dicasi per la tesi di C. G. Jung sull’inconscio collettivo che racchiuderebbe l’esperienza di tutte le generazioni passate e che riviverebbe in modo particolare nelle manifestazioni collettive. La psicanalisi ha cercato di applicare alla p. s. i suoi concetti basilari (regressione, identificazione, frustrazione, sublimazione, rimozione, ecc.). La scuola russa ha invece messo in evidenza il valore dei riflessi condizionali che dovrebbero spiegare il comportamento sociale dell’individuo (da Pavlov a Drabovic e Cikotin) : tesi indubbiamente valida per certi aspetti, ma che è impossibile accettare nelle sue generalizzazioni.

La p. s. ha cominciato ad affermarsi quando ha scelto il rigoroso piano sperimentale e quando ha affrontato temi concreti e ben delimitati (v. i temi della propaganda politica o della pubblicità con sondaggi statistici dell’opinione pubblica, ecc). In primo luogo bisognava specificare i vari tipi di ambiente con i quali l’individuo viene realmente in contatto e questi vengono classificati in ambiente cosmico, organico, sociale e psicologico (Miotto). Successivamente occorreva dimostrare sperimentalmente l’influenza che hanno le condizioni ambientali sui processi psichici dell’individuo e così si passò dalle vedute teoriche del sociologo francese Durkheim e dello psico-patologo francese Ch. Blondel alle indagini concrete della moderna p. s. negli Stati Uniti (Sherif, Moreno sulla sociometria, K. Lewin sulla estensione dei campi sociali, ecc.). Come è da attendersi, la valutazione statistico-matematica (cioè, il criterio quantitativo) si afferma sempre più e negli ultimi anni vengono usate correntemente anche le tecniche dei reattivi mentali (mental tests) nello studio delle componenti sociali della personalità umana. È ovvio che la moderna p. s. ha lasciato cadere il tema della cosiddetta anima collettiva come inconcludente. Invece di speculare su questa illusoria entità che, staccata dalla psiche dei singoli, leggerebbe sulle comunità o sulle nazioni, è più opportuno insistere sulla psicologia dell’individuo che in circostanze particolari accetta orientamenti ideo-affettivi di altri individui altrettanto concreti. Si può concludere dicendo che le vecchie nozioni di anima collettiva o simili indicano semplicemente l’accordo più o meno duraturo tra le intenzioni e le azioni dei singoli che compongono un determinato gruppo sociale. Accettando questo criterio, è possibile indirizzare la ricerca sul piano sperimentale

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e questa è certamente la conquista maggiore della moderna p. s.

In conclusione: la p. s. studia i rapporti tra l'individuo e il gruppo sociale nel senso più elastico del termine (dalla folla al gruppo fortemente organizzato) e i rapporti di armonia, di tensione o di conflitto fra i vari gruppi sociali. Non si tratta di una disciplina normativa, ma è certo che una migliore conoscenza dei rapporti sociali potrebbe contribuire validamente alla normalizzazione di questi rapporti tanto sul piano dei gruppi ristretti (dalla famiglia alla nazione) come sul piano internazionale.

BIBL.: J.-D. Mercier, Les origines de la psychologie contemporaine, Louvain 1897; W. Wundt, Völkerpsychologie, Lipsia 1904; O. Klemm, Gesch. der Psychologie, Lipsia-Berlin 1911; A. Harry, E. Durkheim and his sociology, Nuova York 1939; C. Petersen, E. Durkheim, Compendium 1944; N. Pastore, A social approach to W. M. Dugall, in Social forces, 23 (1944), pp. 148-152; A. Gemelli, I risultati della psicologia sociale a servizio della pedagogia, in Supplemento pedagogico, 10 (1948-49), pp. 332-360.