POTAMIO. — Primo vescovo di Lisbona, m. nel 360. Come per Priscilliano, sulla personalità letteraria di P. esiste un disaccordo critico tra le testimonianze dei contemporanei e l'ideologia dei suoi scritti.
Quelli scoperti finora lo raccomandano per la sua inattaccabile ortodossia. Invece un gruppo di scrittori contemporanei, tra cui i luciferiani Faustino, Marcelino e S. Ilario di Poitiers, gli attribuisce la redazione della seconda formola di Sirmio (a. 357) insieme con Osio vescovo di Cordova (PL 10, 487) e Febadio di Agena (a. 357-58). Forse ciò che più condanna P. è un frammento di lettera che gli scrisse s. Atanasio e ultimamente valorizzata, nella quale il Santo lo incolpa chiaramente di considerare Cristo come creatura, negando quindi la sua divinità «... qua ratione ilipse quem creaturam putas, caro sit factus ex virgine...» (Epistola ad Potamium episcopum, in Alcunio, Liber adversus haeresim Felicis, 61: PL 101, 113). Forse anche P., stilista affettato e stravagante, ortodossio nella sua prima fase, si voltò più tardi all'arianesimo per la cupidigia di certi possessi, sottoscrisse, senz'esserne autore, la seconda formola di Sirmio e sedusse Osio. Ignorato dall'antica letteratura e non trascurabile attore durante le lotte ariane, P. lasciò quale breve eredità letteraria dei suoi primi anni di scrittore due prediche: De Lazaro e De martyrio Esaiae prophetae e due lettere dogmatiche: Epistola ad Athanasium episcopum e De substantia Patris et Filii et Spiritus Sancti.