POVERE I LOMBARDI. – Seta eretica, diffusa in Lombardia, derivata per separazione dai poveri di Lione o valdesi. Già nei primi tempi del movimento evangelico-paupersistico di Valdo, forse per opera di lui stesso, si costituirono in Lombardia gruppi di seguaci, in unione dottrinale e gerarchica con i correligionari della Francia, sotto la direzione dello stesso fondatore. Condannate da Lucio III e Federico I Barbarossa (Verona 1184) le sette dei poveri di Lione e degli umiliati, il gruppo estremista di questi ultimi influì con le proprie forme di vita sui valdesi lombardi, i quali, a loro volta, comunicarono agli umiliati eterodossi il proprio anticlericalismo. Le due frazioni ereticali confluirono a formare la setta dei p. 1.
C. il 1205 l’illettareto «anziano» valdese Giovanni da Ronco (località piacentina presso Corneliano) separò la congregatio o societas dei «fratres italici», che si chiamavano anche «pauperes spiritu», dai fratelli «ultramontani», detti anche «pauperes de Lugduno» o «leonistae». Nella scissione, invano scongiurata, influì l’au-
1867
POVERI LOMBARDI - POVERTÀ
mentata efficienza del gruppo lombardo, estesosi anche in Germania con il nome di Runcarii o Runcaroli (dalla suddetta località di Ronco), e soprattutto la diversità dei principi dottrinali e delle forme organizzative. Mentre i membri della comunità francese, sistemati democraticamente sotto l'autorità e le direttive di Valdo, rinunciando alle ricchezze, abbandonavano moglie e casa, e lasciando affari e lavoro pellegrinavano e mendicavano, i p. l. si diedero un capo e un governo proprio, e sotto l'influsso degli umiliati esercitarono il lavoro associato possedendo case e campi, conservando il vincolo matrimoniale, e solo per eccezione permesso la separazione dei coniugi. Come i valdesi di Francia i p. l. credettero che Gesù Cristo proibisse nel Nuovo Testamento alle autorità secolari l'esercizio del potere coercitivo, particolarmente quanto alla pena di morte per gli eretici e l'uso del giuramento; si consideravano i restauratori della Chiesa e accentuarono l'avversione morale e dottrinale alla Chiesa cattolica, che ritenevano deviata dal tempo di S. Silvestro e dell'imperatore Costantino; negarono al sacerdozio cattolico il potere di conferire validamente i Sacramenti, di predicare, di comandare; asserirono essere lecito ribellarsi ad esso e trasgredire i precetti ecclesiastici e attribuirono ai laici di buona condotta la facoltà di consacrare l'Eucaristia; però, durante un convegno nel territorio milanese, alcuni, che costituirono in seguito una frazione secessionista detta «de Prato», si rifiutarono al rito eucaristico compiuto da Giovanni da Ronco con un boccale di vino, riaffermando il principio cattolico che soltanto un sacerdote ordinato dalla Chiesa romana può compiere azioni sacramentali, e che solo il prelato o sacerdote esercita validamente il suo ufficio. Anche i valdesi francesi ritennero per qualche tempo questi legami sacramentali con la Chiesa cattolica.
Nel maggio del 1218 un incontro ufficiale nelle vicinanze di Bergamo, tra valdesi francesi e p. l., per tentare un ritorno all'unità di dottrina e di organizzazione, fatti e in seguito le dottrine delle due correnti si svilupparono in senso sempre più eterodoso. I p. l. ca. il 1235 imposero l'osservanza del celibato fino al punto di costringere i mariti a separarsi dalle loro mogli anche contro la loro volontà. Ebbero per vescovo un certo Andrea «de Gruara»; ai loro sacerdoti detti «sandalati» era riservato il potere di consacrare; anche le donne potevano predicare.