PULCHERIA, santa. - È commemorata dai Martirologi greci e latini il 10 sett.
Figlia dell'imperatore Arcadio, n. il 19 genn. 399, consacrò a Dio la sua verginità inducendo a ciò anche le due sorelle; e pur vivendo nella corte, menò vita austera in
neto ebbe la cattedra di S. Scrittura. Costretto dagli avvenimenti politici a rifugiarsi nel monastero di Praglia, vi restò sino al 1810, poi stette col fratello Domenico. La sua fama è legata agli scritti contro le devozioni della Via Crucis e del S. Cuore: Sei lettere ai compilatori del «Giornale letterario» di Venezia, in Raccolta di opuscoli interessanti la religione (t. XII, Pistoia 1786); Riflessioni sopra l'origine, la natura, e il fine della devozione al S. Cuore di Gesù (Napoli 1780); Lettera di un teologo ai signori estensori delle «Effemeridi letterarie di Roma» in difesa di una dissertazione sul ritorno degli Ebrei alla
preghieri ed opere di bene. Il 4 luglio 414, dopo la morte del padre, fu acclamata Augusta e reggente del piccolo fratello Teodosio II, assunto all'Impero, al quale diede in sposa Atenaide, da lei stessa convertita al cristianesimo, che prese il nome di Eudocia. Molto si adoperò nel costruire chiese, ospedali, ospizi per i pellegrini, monasteri e soprattutto per il buon andamento dei Concili di Efeso e di Calcedonia, meritandosi lusinghieri elogi da s. Leone Magno e da tutti gli storici antichi. In contrasto con il fratello imperatore, mal consigliato dai cortigiani, per qualche tempo fu costretta a vivere apportata; ma morto Teodosio (450) senza eredi, P. fu riconosciuta imperatrice. Si associò tosto il vecchio senatore Marciano che poco dopo sposò, dietro promessa di conservare la sua verginità. Epurò allora la corte dai malvagi consiglieri di Teodosio, cominciando da Crisafio, causa prima di tutte le cattive azioni del defunto Imperatore. M. il 10 sett. 453, lasciando tutti i suoi beni privati ai poveri; fu sepolta nella chiesa degli Apostoli.