QADDĪŠ. - Preghiera liturgica ebraica in lingua aramaica. « Santificazione » del Nome di Dio, di cui il tratto essenziale (« Sia il Suo Santo Nome benedetto per tutti i secoli ») trae le sue origini da Dan. 2,20 e Ps. 113,2. Il primo a menzionare questa importante eulogia fu Jōsē ben Ḥalaphtā' (ca. 150 d. C.). Il q. in origine era recitato per riguardo al suo contenuto messianico alla fine delle lezioni haggādhiche (v. AGGADA). Si invoca la santificazione del Nome e la venuta del Regno. È evidente il nesso con Ez. 36-38 (in particolare con 38,23). È stata spesso rilevata l'affinità con il Pater noster (Mt. 6, 9-10).
Il q. fu composto in Palestina ed ebbe grande diffusione fra gli Ebrei babilonesi. Durante il sec. vi d. C. (tratt. Sōphērīm), il q. figura già come testo liturgico e fu recitato in origine dopo la pericope del Pentateuco e, con il tempo, alla fine di tutta la preghiera pubblica, ma anche alla fine delle singole parti di essa. Più tardi cominciarono a recitare il q. le persone in lutto per la morte d'un congiunto. L'importante « ciclo » di preghiere Mahzōr Vitry non conosce affatto l'uso di far recitare il q. agli orfani nell'anno di lutto. È appena Jishāq ('Or zārāa') ben Mōšeh di Vienna che parla (1220) di tale uso sorto in Boemia. La nota dominante del q. è la venuta del Regno « in vita della nostra comunità » e - così si rileva da frammenti ritrovati nella gēnlzāh del Cairo - « durante la vita del nostro esilarca N.N. ». Le comunità ebraiche dello Maimonide (v.).