QUEEN, HYACINTHE-LOUIS, conte di. - Presidente, n. 18 ott. 1778 a Parigi, ivi m. il 31 dic. 1839. Di antica famiglia bretone e figlio cadetto di J. Claude de Q., fu destinato alla carriera ecclesiastica ed ordinato sacerdote nel 1807. Arcivescovo titolare di Samosata nel 1819, ebbe la coadiutoria, con diritto di successione, del card. de Talleyrand-Périgord, arcivescovo di Parigi.
Gli successe infatti il 20 ott. 1821 e fu nominato pari di Francia il 31 ott. 1822. Insorse contro i principi del Lamennais (v.) nell'opera Des progrès de la révolution et de la guerre contre l'Eglise, con una pastorale al clero ed ai fedeli della sua diocesi in occasione della morte di Leone XII, e definì il Lamennais, senza farne il nome, un presuntuoso tendente ad erigere in dogmi le proprie opinioni personali e lo accusò di professare dottrine che seminavano la diffidenza e l'odio tra i so

vrani ed i sudditi, e tali da sovvertire ab imis la società. Il Lamennais colse l'occasione per polemizzare con l'archevêque nell'Arcivesque de Paris. Ancora una volta, dopo l'encic. Mirari vos e la ritrattazione del Lamennais il 5 nov. 1832, l'arcivescovo di Parigi si trovò di fronte al Lamennais in lunghi colloqui nel Palazzo arcivescovile ed il Q. si sforzò di fungere da mediatore e riuscì a convincere il ribelle a sottomettersi assolutamente ed illimitatamente. Ma pochi mesi dopo il Lamennais si distaccò apertamente dalla Chiesa. Alla Rivoluzione di luglio ed alla monarchia orleansita il Q. si mostrò costantemente ostile, convinto forse che il nuovo regime non sarebbe durato oltre l'espace d'un matin. Varie sacrileghe dimostrazioni, tra le quali particolarmente grave quella del 14-15 febbr. 1831, seguita dal saccheggio dello stesso arcivescovo, lo rafforzarono nella sua avversione ed ostilità verso il nuovo governo sicché non si conciliò mai con la monarchia di luglio. La sua permanenza all'archevêcovo, dopo che da Gregorio XVI era stata respinta nel 1831 la richiesta governativa di deposizione del prelato, costituì uno scabroso scoglio per la normalizzazione ed il miglioramento dei rapporti tra la S. Sede e la Francia di Luigi Filippo. Invano l'interruzione Garibaldi si sforzò di convincere l'arcivescovo a riconoscere le autorità costituite. Al più il Q. si limitò a congratularsi con il sovrano quando scampava a qualche attentato.