QUEVEDO Y VILLEGAS, FRANCISCO GÓMEZ. - Poligrafo, n. a Madrid il 17 sett. 1580, m. a Villanueva de los Infantes l'8 sett. 1645. Di nobile famiglia, allevato fanciullo a corte, a quell'ambiente rimase legato per tutta la vita.
Alla corte appunto conobbe nel 1609 Pedro Tellez de Giron, duca di Osuna, che gli accordò la sua protezione, lo prese con sé quando fu eletto viceré di Sicilia e poi di Napoli, affidandogli importanti incarichi diplomatici. Più tardi il Q. si disgustò con lui e si ritirò definitivamente in Spagna, dove subì ancora alternativamente prigione e liberazioni.
Scrittore di eccezionale fecondità, profuse nelle sue
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opere in prosa e in versi le dovizie della sua enorme cultura, della sua esperienza umana, del suo spirito acuto e mordace e della sua meditazione.
Il complesso dei suoi scritti presenta tutta la Spagna della prima metà del sec. XVII nella sua vita di corte (Vida de la corte) e in quella picaresca (Historia de la vida del Buscón); nella satira sui vizi (Los Sueños; Discurso de todos los diablos; La hora de todos, ecc.), nella sua politica (España defendida; Política de Dios; Grandes aneles de quince días; Vida de Marco Bruto, ecc.), nella sua vita letteraria e filosofica (Aguja de navegar cultos; La cultura latiniparla; La Perinola; De los remedios de cualquier fortuna; Nombre, origen, intento de la doctrina esótica, etc.) e religiosa (Consideración sobre el Testamento Nuevo; Declamación de Jesucristo; La cuna y la sepultura; Providencia de Dios; Vida de s. Pablo, ecc.). Varie sono anche le sue poesie amorose, burlesche, satiriche e sacre e vivacissimi gli entremeses. La realtà mostra da Q. è però formata, spesso grottesamente, per la sinteticità con cui l'autore riesce a captare l'essenza di ogni cosa e di ogni persona e per la rapidità con cui la esprime, quasi in un continuo, nervoso incalzare di immagini e di pensieri. Ostile alla corrente «cultura», è considerato il capo scuola del concettismo per quanto egli si volesse ricollegare alle forme classiche tradizionali, ricercando la chiarezza nella sintesi. Per questo scopo la parola è spesso forzata nel suo significato, mentre contrasti violenti e iperboli audaci generano notevole artificiosità. L'atteggiamento religioso, venato di stoicismo classico, è l'essenza della personalità di Q. che nell'ascetica riesce ad armonizzare la sua amara visione del mondo con il suo travaglio meditativo.