QUICUMQUE VULT

«QUICUMQUE VULT». - Simbolo entrato nel Breviaire romano col nome di Simbolo Atanasiano, perché ritenuto per qualche tempo composizione di s. Atanasio.

Il testo latino, tramandato da manoscritti del sec. VIII, è l'originale, mentre il testo greco è una traduzione. Su questo la critica moderna è concorde; sono diverse invece le opinioni nel determinare la data della composizione e l'autore. Scartata l'antica opinione, che già nel sec. VII lo attribuiva a s. Atanasio, gli studiosi tentarono di sco

prire fra i Padri latini il vero autore. Nel sec. XVII J. Anselmi pensò per primo a Vincenzo di Lérins; opinione ripresa e rafforzata due secoli dopo da G. D. W. Ommancy; e, sebbene impugnata fin da principio da B. Montfaucon, non mancò di avere segnato fino ai nostri giorni. Da altri si pensò a Onorato di Arles (m. nel 429), Ilario di Arles (m. nel 449), Fulgenzio di Ruspe (m. nel 533), Cesario di Arles (m. nel 542), Martino di Braga (m. nel 580 ca.), Eusebio di Vercelli (m. nel 371 ca.), Ambrogio di Milano (m. nel 397).

Un passo decisivo per determinare il tempo e il luogo della scomparsa del Simbolo fu fatto da dom G. Morin, che segnalò Cesario di Arles come primo testimone di questa formula di fede, fissando come termine ante quem l'anno 542. Grazie al ritrovamento recente (1940) dell'opuscolo Excerpta Vincti Ilinensis, oggi si può precisare che alcuni articoli caratteristici del Q. V. si ritrovano originariamente in quello scritto. Con questo si conferma notevolmente l'opinione di vedere a Lérins la culla del Q. V. Vincenzo di Lérins è dunque in vantaggio su tutti i Padri che possono entrare a confronto, riguardo alle formule venute a ingrossare il Q. V. Singolarmente la parte più tipica in materia di cristologia si trova compresa in quello che di più personale Vincenzo ha nei suoi Excerpta. Egli è dunque il precursore più immediato del Q. V. Inoltre testimonianza sicura dell'esistenza del Simbolo si ha in una omelia di s. Cesario di Arles, e precursore immediato di lui è s. Vincenzo di Lérins. Così i limiti entro cui lentamente si elaborò il Q. V. stanno fra il 542, data della morte di s. Cesario, e gli anni 434-410, data della pubblicazione degli Excerpta. Forse non è arrischiato fissare questa data nella seconda metà del sec. V.
Nella liturgia il Q. V. S.ma Trinità e nelle domeniche minori dopo l'Epifania e la Pentecoste, quando nell'Ufficio della domenica non si fa nessuna commemorazione di un doppio o di una ottava.

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