RAMA

RAMA. - R., come Krṣna (v.), fu un eroe mortale, che meritò di essere considerato un'incarnazione (avata) del dio Viṣṇu per il suo valore e le sue straordinarie virtù. Apparteneva alla dinastia solare, che aveva per capostipite Iksvāku e si gloriava di discendere da Vivasvat, il Sole; giunse al trono dopo una lunga serie di peripezie che sono argomento del *Rāmāhājim* (v.) o *Geste di Rāma*.

Non si sa quando l'ammirazione per l'eroe cominciò a trasformarsi in venerazione per il dio fatto uomo. Nelle parti del *Rāmāhājim* riconosciute apocrife, che appartengono a sé. Iscritto di R. C., l'apoteosi di R. è già un fatto compiuto, ma non si ha notizia di un vero e proprio culto reso alle immagini di R. e Sītā, fino al sec. XIII. Dettore un vigoroso impulso alla diffusione del ramaismo, le riforme attuate dal brahmano Rāmānanda (sec. XIV) in seno al viṣṇuismo. Egli sostituì il culto di R. e Sītā a quello, assai meno nobile e puro, di Krṣna (v.) e della sua amante Rādhā; si servì dei dialetti neo-indiani, per rendere accessibili al popolo le dottrine del ramaismo e aboli le distinzioni castali nell'ordine da lui istituito. Per opera sua e dei suoi discepoli, che furono 13, fra i quali una donna,

Padmavāti, il ramaismo si estese a tutta l'India, non senza scismi causati da dissensi dogmatici. Uno dei più importanti è quello che divide anche oggi i ramaiti del nord (taḍakālai) dai meridionali (tenkalai). I primi credono che per conseguire il mokṣa (v.), sia necessaria la bhakti, la latta. Non basta cercare rifugio in Dio (R.-Viṣṇu) per ottenere la salvezza; bisogna meritarla con l'osservanza delle pratiche religiose, la condotta morale e l'esercizio dello Yoga. I secondi credono invece che Dio salvi spontaneamente le anime predisposte a ricevere la sua grazia, e sia perciò sufficiente la *prapatti*, la dedizione a lui. I *taḍakālai* prendono esempio dallo scimmiotto che si aggrappa alla madre per essere da lei portato in salvo, mentre i *tenkalai* fanno come il gattino che si abbandona, inerte, alla madre per farsi trasportare in luogo sicuro.

Bibl.: E. W. Hopkins, *The religions of India*, Boston e Londra 1898, p. 500 seg.; R. G. Bhandarkar, *Vaisnāvism*, *Saiism a. minor religions systems* (Grundrisse der indo-ar. Phil., III, 6), Strasburgo 1913, p. 46 seg. Ferdinando Belloni Filippi.