RANKE, LEOPOLD von. - Storico, n. a Wiehe (Turingia) il 21 dic. 1785, da famiglia di pastori protestanti, m. a Berlino il 23 maggio 1886.
Entrato a 18 anni nell’Università di Lipsia, dimostrò interesse per le questioni di ermeneutica biblica e soprattutto per la filologia. Laureatosi nel 1817, nel 1818 professore di ginnasio a Francoforte s. O., pubblicò nel 1824 la 1a parte della Gesch. der romanischen und germanischen Völker von 1494 bis 1535, nata dalle letture degli storici italiani del ’500, che gli valse nel 1825 la cattedra di storia all’Università di Berlino. Proseguendo nelle sue ricerche negli archivi, per primo riconobbe l’importanza delle Relazioni degli ambasciatori veneti, per la storia d’Europa nei secc. XVI-XVII; poi nel 1827-31, a Vienna, Venezia, Firenze, Roma raccolse un materiale enorme, da cui nuocque le ricerche sulla storia europea nell’età della Riforma e della Controriforma. Rientrato in Germania, diresse e compilò per buona parte la Historisch-politische Zeitschrift (1832-36). Lasciata la politica militante, si dedicò alla stesura delle sue opere maggiori. Nominato storiografo ufficiale prussiano nel 1841, fondò nel 1858 la Commissione storica presso l’Accademia delle Scienze di Monaco che pubblicò, fra l’altro, gli Atti della Dieta dell’Impero. Nel 1867 iniziò la pubblicazione delle sue opere complete, pur continuando lavori originali; ritirato dalla cattedra, pose mano ad una Storia universale (1879) di cui apparvero, fino al 1885, 6 voll. e che rimase interrotta alla sua morte.
R. è una delle figure significative della generazione di storici della prima metà dell’800. Il suo ideale è uno sforzo di obiettività che si converte nella esposizione di come le cose propriamente sono andate (wie es eigentlich gewesen); di qui il suo richiamo deciso alla indagine d’archivio per la storia dell’Europa moderna e quindi la svalutazione delle fonti narrative, con la convinzione della possibilità di una ricostruzione o obiettività dei fatti, che superasse ogni posizione controversia; ma non scorse chiaramente il pericolo di restringere la storia a conflitto di grandi figure di primo piano e di risolvere tutta la vicenda di un’epoca nella sua storia politica, cioè nell’attività delle Cancellerie.
Il R. preferiva narrare, più che discutere; il lavoro poneva per lui anche un problema di stile. Dal romantico, fin da giovane, riconobbe nelle umane vicende l’impronta, la rivelazione di Dio. Però nella esposizione dei moti religiosi e delle controversie teologiche è evidente il suo punto di vista vecchio protestante. Da parte cattolica gli si contrapposero I. Döllinger, J. Janssen e L. V. PASTORE.
Fra le opere più importanti si ricordano: Die römischen Päpste, ihre Kirche und ihr Staat im 16. und 17. Jahrhundert (1834-36, 3 voll., all’Indice il 16 sett. 1841); Deutsche Gesch. im Zeitalter der Reformation (1839-43, 5 voll.); Französische Gesch. vornemlich im 16. und 17. Jahrh. (1852-56, 4 voll.); Englische Gesch. vornemlich im 17. Jahrh. (1859-68, 7 voll.); Neun Bücher preussischer Gesch. (1847-48, 8 voll.); Weltgesch. inizia nel 1879 e condotta fino alla morte di Ottone I: i voll. VIII-IX, fino al 1853, furono pubblicati postumi assieme con le celebri conferenze Über die Epochen der neueren Gesch. tenute nel 1854 a Berchtesgaden, alla presenza di Massimiliano II di Baviera.