RAPHAIM

RAPHAIM. - Termine descrittivo più generico della razza che all'epoca della pietra popolò la Transgiordania e alcune parti della Palestina (v. CORIBANTI). I Moabiti li denominavano Emim (Deut. 2, 10 sg.); nel paese di Ammon Zomzommim o Zuzim (ibid. 2, 20 sg.; già vinti da Chodorlahomor a Ham, Gen. 14, 4); Enacim (: Ios. 21, 22 sg., ecc.). Lo stesso termine (ebr. réphá'im) è adoperato per
gli abitanti dello Sé'ól (Is. 14, 9; 26, 14.19; Ps. 88, 11; Prov. 2, 18; Iob 26, 5). Il loro nome evoca l'idea di debolezza, il difetto di consistenza, contenuti nella radice répháh (Settanta: is720), Volg. medici, dalla radice rápha' [Ps. 87, 11]; Is. 26, 14).

Si è comunemente d'accordo sull'unica radice rápháh; mentre non si è riusciti, pare, a dare una spiegazione plausibile del suo sviluppo semantico. Secondo M.-J. Lagrange (seguito da A. Clamer, F.-M. Abel, ecc.), il termine sarebbe stato adoperato prima per una classe importante di defunti : eroi, guerrieri, dall'aspetto imponente (Is. 14, 9; cf. Ez. 32, 21-24) e perciò applicato alla razza presentitica suddetta; solo più tardi sarebbe stato esteso a tutti i defunti. Sembra più probabile quanto suggerisce P. Dhorme (v. BIBLICA) : R. fu l'appellativo rispondente alla vita undanale dei defunti; questi però, nello stesso tempo, erano considerati, secondo le antiche concezioni babilonesi, terribili e vendicativi, capaci di rotinare i viventi con le malattie e l'ossessione. Per questo furono detti R. quegli uomini (cf. Gen. 6, 4) ai quali la Bibbia, più che la mole e la prestanza fisica, attribuisce la pervicsce ribellione a Dio, la malvagità (cf. Bar. 3, 26 sg.).

Bibl.: J.-M. Lagrange. Etudes sur les religions sémitiques, 2ª ed., Parigi 1905, pp. 378, 405 sgg.; P. Dhorme, Le séjour des morts chez les Babyloniens et les Hébreux, in Revue biblique, 16 (1907), p. 75 sg.; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, pp. 322-29; A. Clamer, Dontsiranome (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 2), ivi 1940, pp. 524, 526 sg.; J. Chaime, Le livre de la Génèse, ivi 1948, pp. 104 sgg., 106, 109; A. Gelin, Sond bibál., 31, ivi 1949, p. 72 sg.