REIMS, ARCIDIOCESI di - Arcidiocesi e città capoluogo del dipartimento della Marna, sulla riva destra della Vesle; è circondata da colline coltivate a viti.
L'arcidiocesi corrisponde in parte al dipartimento della Marna e in parte a quello delle Ardenne con una superficie di 5423 kmq. Ha una popolazione di 429.477 ab. dei quali 322.107 cattolici, distribuiti in 614 parrocchie servite da 456 sacerdoti diocesani e 66 regolari; ha grande e piccolo seminario; 13 comunità religiose maschili e 81 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 337). Ha per suffraganee le diocesi di Châlons, Soissons, Amiens, Beauvais. Patrono della arcidiocesi è s. Remigio. La chiesa di S. Remigio fu elevata a basilica minore da Pio IX il 28 giugno 1870; la basilica di S. Clotilde dal papa Leone XIII in data 10 marzo 1902 e aggregata all'Arcibasilica Lateranense; il papa Pio XII elevò a basilica minore la basilica di Notre-Dame de l'Espérance à Mézières il 15 ag. 1946.
L'antico suo nome fu Durocortorum, come si legge sopra un miliario; al III o IV sec. fu detta Remi o Remes. Nell'età romana fu la metropoli della Gallia Belgica, nella sua Cattedrale vennero consacrati i re di Francia. L'edificio ebbe molto a soffrire dai bombardamenti nella guerra 1914-18, come gran parte degli edifici civili e religiosi e le abitazioni; notevoli danni ebbe pure tra il 1939-1945. Il Battesimo di Clodoveo avvenne il 25 dic. 496 nella Cattedrale costruita da s. Nicasio. Il Re e più tardi Carlomagno lasciarono il governo della città agli arcivescovi, ma nel sec. XII vi partecipò anche il Capitolo. L'arcivescovo Guglielmo Biancamano dei conti di Champagne accordò nel 1182 una carta comunale. In seguito alle nozze di Enrico V con la figlia di Carlo VI la casa di Borgogna occupò la città, cacciandone l'arcivescovo Reginaldo di Chartres che vi rientrò. Non si conosce alcun catalogo degli arcivescovi di R. anteriore al sec. XI. Il più antico, fino all'arcivescovo Gervasio (1055-67), è un libro liturgico di Arras, ora nella Biblioteca di Boulogne (n. 92), dove si conserva un altro manoscritto pure proveniente da Arras (n. 42), il quale giunge fino all'arcivescovo Rodolfo le Vert (1106-24), come nel ms. 4280 della Biblioteca nazionale di Parigi; mentre due manoscritti della Biblioteca di Troyes (n. 620 e H 186, ora a Montpellier) continuano fino a Enrico di Francia (1162-75); la raccolta di Roberto di Torigni va fino a Guglielmo Biancamano (1176-1202); il Paris. 8865 termina con Enrico di Dreux (1227-40). I primi due cataloghi danno il titolo di santi ai vescovi Sisto, Sinicio, Donaziano, Vivenzio, Nicasio, Remigio, Nivardo, Rieul e Regnoberto. Incmaro (Opuscula: PL 126, 334) ricorda la chiesa dedicata ai due primi vescovi santi, Sisto e Sinicio, celebrati al 1° sett. Imbetasius intervenne al Concilio di Arles nel 314; Materniano è ricordato al 30 apr.; Nicasio fu vittima di un'invasione dei Vandali nel 407 o degli Unni nel 451. Flodoardo conobbe il testamento del vescovo Remigio, in cui è menzionato anche il predecessore Barnaba. Remigio, lodato da Sidonio Apollinare (Epist., IX, 7) e da Gregorio di Tours (Gloria confertorum, 78), battezzò il re Clodoveo il 25 dic. 496. Scrisse lettere a vescovi suoi colleghi (Ep., 1-4 in MGH, Epistolae, III, pp. 113-16). Il Martirolgio geronimiano lo ricorda al 1° ott. Flavio fu al Concilio di Alvernia del 535; Mappinio scrisse a s. Nizario di Treviri (548-555); Egidio fu deposto a Metz nel 590 ed esiliato a Strasburgo (Gregorio di Tours, Historia Francorum, V, 18). Somnazio fu al Concilio di Parigi nel 614 e a Clichy nel 627; Lando fu contemporaneo di Sigeberto III (634-56). Nivardo o Nivo morì nel 673; Reolo già conte di Champagne fu arcivescovo tra il 674-89; Rigoberto, all'inizio del sec. VIII, fu per qualche tempo esiliato in Guascognas; Abele ottenne il pallio del papa Zaccaria ed è detto arcivescovo nel capitolare di Pipino del 744. Gli successe il monaco Tilpino (748-94) che fu al Concilio di Roma del 769 ed ebbe incarichi dal papa Adriano I. Il suo epitafio fu dettato da Incmaro. Vulfario gli successe dopo 9 anni; egli firmò il testamento di Carlomagno, fu capo del Concilio di R. dell'813 e di quello di Noyon nell'814; morì poco dopo la consacrazione di Ludovico il Pio compiuta a R. da papa Stefano IV nell'ott. 816. Gli successe subito Ebo, che dopo varie vicende divenne vescovo di Hildesheim nell'847; intanto dal Concilio di Thionville (835) R. fu governata da Fucio (m. nell'843) e Notho abati di S. Remigio. Poi si ebbero: Incmaro (845-82), Fulco (883-900), Eriveo (900-22). Più tardi Aclaldo (925-62), Adalberone (969-89), Gerberto (991-998) divenuto poi papa Silvestro II (999-1003), Gervasio (1055-67); quindi Rinaldo di Fellay (1083-96), Enrico di Francia (1162-75), il card. Guglielmo di Champagne (1176-1202), Aubry de Humbert (1206-18), Guglielmo de Joinville (1219-86), Giovanni di Courtenay (1266-70), Umberto (1352-55), Simone di Gramaud (1409-13), Rinaldo di Chartres (1414-44), Guglielmo Briçonnet (1499), A. Barberini (1657-71), C. M. le Tellier (1671-1710), A. de Talleyrand Périgord (1777-1801), C.-M.-J. Gousset (1840-66), J.-B. Landriot (1867-74), B.-M. Langenieux (1874-1905), L.-H. Luçon (1906-1930).

(da Ch. Sarazin, R., Parigi 1934, p. 51)
La cattedrale Notre-Dame, iniziata nel 1211, fu terminata ca. un secolo dopo, meno le torri ultimate nel 1480. Ne furono architetti Jean d'Orbais (1211-31), Jean La Loup (1231-47), Gaucher de R. (1247-55) Bernard de Soissons (1255-90) Robert de Coucy (1291-1311) e ancora Collard, Gilles, Jean de Dijon, Colard de Givry. Il 24 luglio 1481 fu devastata da un incendio. Fu restaurata nei secc. XVII-XIX; bombardata dal 4 sett. 1914 al luglio 1918. Le vetrate del grande rosone con la storia della B. Vergine, detta della Consacrazione (fine dei secc. XIII-XIV), sono state restaurate utilizzando i frammenti antichi. La nave centrale è a dieci campate; nel sesto pilastro a destra è il capitello «des Vendanges». La cattedra proviene dalla chiesa di S. Nicasio, demolita dalla Rivoluzione. La facciata occidentale è un capolavoro gotico del sec. XIII ed è stata di recente consolidata e ristabilita con grande cura. Il piano inferiore offre cinque campi, con tre portali. Quello centrale è consacrato alla Madonna, e presenta scene della sua vita: il portale destro al Redentore trionfante, quello di sinistra alla Crocifissione. Al di sopra del portale di mezzo nel grande rosone è il combattimento tra David e Golia. Sovrasta una galleria detta della Gloria col Battesimo di Clodoveo, intorno le gallerie dei re, con personaggi reali. Delle 8 campane della torre nord sei furono distrutte; nella torre sud la campana detta Charlotte, donata dal card. di Lorena nel 1570, pesa 11.500 kg. Nel Tesoro della Cattedrale si conservano una pianeta del sec. XIII con l'albero di Jesse; ornamenti per le consacrazioni dei re Luigi XIII, XIV, XVI e Carlo X; croci bizantine, croci processionali del sec. XII; oggetti estratti dai sepolcri dei vescovi Adalberone (m. nel 988), Gervasio (m. nel 1067); alcuni avori, un dittico del sec. XIV con scene della B. Vergine; il calice detto di St-Remy in oro, smalti, filigrane e pietre preziose della fine del sec. XII; insigni reliquiari, come quelli della s. Spina (1458) in cristallo, della Risurrezione, del sec. XV, offerto da Enrico II, di s. Sansone del sec. XII, di s. Orsola dell'inizio del sec. XVI, offerto da Enrico III.
L'antico Palazzo episcopale fu distrutto dall'incendio del 19 sett. 1914; bruciò così anche la Biblioteca e un Museo etnografico. Nel luogo si sta formando un Museo lapidario e vi si riuniscono frammenti provenienti dalle cattedrali, dalle chiese di S. Nicasio e di S. Remigio. Presso l'arcivescovo è stata costruita la Biblioteca Carnegie inaugurata nel 1928. Nella sala delle esposizioni si ammirano preziosi manoscritti, come un Sacramentario gregoriano del sec. IX, due Evangeliari del sec. IX e uno

La chiesa di S. Remigio appartenne ad una delle più fiorenti abbazie di Francia ed ebbe origine da una piccola cappella dedicata a s. Cristoforo, dove fu sepolto nel 533 s. Remigio. Recenti esplorazioni hanno messo in luce una chiesa a due absidi opposte, forse quella indicata da uno storico di R. come compiuta nell'852. La chiesa romanica fu elevata dall'abate Teodorico nel 1039 e consacrata il 2 ott. 1349 dal papa Leone IX. Dell'edificio restano la navata e il transetto. L'abate Pietro di Celles, poi vescovo di Chartres, eresse il coro con deambulatorio e cappelle tra il 1162-81; i lavori furono terminati nel 1190; nel 1506 l'abate Roberto di Lenoncourt, poi arcivescovo di R., eresse la facciata nel transetto meridionale, mutilata dai bombardamenti. L'edificio restaurato tra il 1838-42 soffrì enormemente nel 1914 e in parte crollò nel 1920; ma tutto fu restaurato; la facciata occidentale, meno danneggiata, conserva il suo carattere romanico; delle due torri che la fiancheggiano quella sud ancora risale al sec. XI, la nord è del 1845. L'interno è lungo oltre 121 m. con volte che si elevano a 24 m.; la navata centrale ha 13 campate, le minori sono molto più basse; il coro è gotico, la cattedra è moderna; una lapide indica i principi e dignitari depositi nella chiesa dall'età di Carlomagno in poi. Dietro il coro è la tomba di s. Remigio, eretta nel 1847 dal card. Gousset, ma con statue appartenenti al precedente mausoleo; le reliquie sono deposte in un sarcofago di bronzo dorato decorato di smalti. Nel tesoro sono raccolte sculture carolingie; un frammento della tomba dell'abate Oddone del sec. XII; resti di musaico del sec. IX; smalti di Limoges; una testa policromata del re Lotario del sec. XII rinvenuta nel 1919.
La chiesa di S. Giacomo fu iniziata alla fine del sec. XII e terminata ai primi del sec. XII; venne poi ricostruita nel secc. XIV-XVI; del sec. XIII resta la facciata a tre portali; è a tre navate (secc. XIII-XIV); il coro è del sec. XVI con due cappelle laterali; le belle vetrate del sec. XVI andarono distrutte tra il 1914-18 in cui soffrì molto anche l'edificio ora restaurato.
La chiesa di S. Maurizio è già citata nel testamento di s. Remigio, ma l'edificio attuale, che era unito al Collegio dei Gesuiti, è del periodo della rinascenza, la facciata e il campanile furono rifatti nel 1867; soffrì per un incendio nel 1943. In seguito a demolizioni, sono apparsi gli avanzi della chiesa di S. Giuliano (sec. XI). La chiesa di S. Andrea fu ricostruita in parte tra il 1925-29; anche la chiesa di S. Giovanni è moderna. Moderna è pure la basilica di S. Clotilde nel sobborgo Flechambault.
Un ipogeo cristiano fu rinvenuto nel 1738 sotto la torre della chiesa parrocchiale di S. Martino: vi si accedeva per una scala ed era decorato con pitture rappresentanti il sacrificio di Abramo e il paralitico. Detto ipogeo, situato ai lati dell'antica via detta Caesarea nel testamento interpolato di s. Remigio, è ora distrutto (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, I, Parigi 1856, pp. 448-50).
Nella cripta di S. Nicasio fu trovato il sarcofago noto per un disegno rinvenuto tra le carte del Peiresc edito da E. Le Blant (Sarcophages chrétiens de la Gaule, Parigi 1886, p. 17), con le scene di Mosè che riceve la legge, il Signore che consegna la legge a s. Pietro, Giobbe; un frammento del sarcofago è oggi al British Museum (L. Demaison, Bas-relief du sarcophage de St-Nicaise, in Bulletin de la Société des Antiquaires de France, 1926, pp. 124-36).
Il museo del vecchio R. è disposto nell'antico palazzo Le Vergeur, che conserva una sala gotica del sec. XIII. Vi sono raccolti documenti relativi alla Cattedrale, alle abbazie di S. Remigio, di S. Nicasio e di S. Dionigi, del Collegio dei Gesuiti, di antichi palazzi della città. Vi ha sede la «Société des Amis du vieux R.». Il Museo des Beaux-Arts occupa il luogo dell'abbazia di S. Dionigi, ricostruita sotto Luigi XV, poi Gran Seminario e dal 1908 edificio municipale. Vi si conserva una preziosa raccolta di arazzi dal sec. XV alla metà del sec. XVII; una serie di tele dipinte del secc. XIV-XVI; i ritratti dei due Cranach; la scuola francese dal sec. XVII ai nostri giorni.
A R. furono tenuti i seguenti Sinodi: nel 627-30; nel 1813; nel 991; nel 1049; nel 1119; nel 1148; nel 1408; nel 1564; un Concilio provinciale nel 1857. - Vedi tav. XXXV.