R U F I N O T U R A N N I O . - Scrittore ecclesiasti- stico, n. a Concordia nella Venezia orientale ca. il 345 dalla gente Turannia, della quale si hanno me- morie locali; studiò a Roma dove ebbe compagno S. Girolamo (v.), passò ad Aquileia quand'era vescovo S. Valeriano (lo era prima del 371) dove fu istruito da Cromazio, allora prete poi vescovo d'Aquileia (v.), e dai diaconi Iovino ed Eusebio; vi fu battezzato c fece professione di vita monastica. Qui rinnovò l'ami- cizia con Girolamo che v'era accorso da Treviri.
Verso il 373 un e subitus turbo, un'impia avulsio, come si esprimeva Girolamo stesso, ruppe il gruppo che s'era formato intorno a loro. R. allora si portò di nuovo a Roma e nel 374 accompagnò Melania seniore (v.), la grande dama cristiana, in Egitto e rimase fra i monaci, mentre Melania si recava in Palestina. Ad Alessandria, R. Didimo il cieco (v.), studiò le opere di Origene e dei Padri greci, fece conoscenza con Giovanni, il futuro vescovo di Gerusalemme, con Teofilo il futuro patriarca di Alessandria ed ebbe a subire violenze da parte degli ariani. Nel 378-79, R. raggiunge Melania a Gerusalemme, prese stanza nel monastero del Monte degli Ulivi e fu ordinato prete nel 390. Per la Pasqua del 393 Epifanio, vescovo di Salamina, giunse a Gerusalemme per com- battervi l'originismo contro il vescovo Giovanni, soste- nuto da R. e da Melania, e vi trovò ascolto presso Giro- lamo, che con Paola stava a Betlemme: di qui la prima rottura fra lui e R. che venne però composta nel 397. In quell'anno R. torna in Occidente, tutto compreso del proposito di farvi conoscere i Padri orientali, e nella Quaresima del 398 pubblica la traduzione del De princi- pius (Iepi 'Apyov) di Origene, che non mancò di su- sciare scandalo. L'avere egli nella prefazione accennato alla ammirazione avuta un tempo da Girolamo per Ori- gene provocò la seconda rottura tra i due che fu causa d'una incresciosa polemica fra loro. Nel 398-99 R., in occasione della morte della madre, ritornò in Aquileia e vi si incontrò con Paoliniano fratello di Girolamo, già
ordinato prete. Cromanzio (vescovo dal 388) si intromette per rimetter pace fra R. e Girolamo (Girolamo, Contra Rufin., III, n. 2), senza però riuscirvi, ed incita R. a tradurre la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. I turbamenti causati dalle invasioni barbariche, particolarmente pericolose nella Venezia orientale, indussero R. a lasciare Aquileia ed a raggiungere di nuovo Melania a Roma; con lei e con altri parenti di lei si portò verso il 408 in una villa sullo stretto di Messina e colà morì nel 411.
L'importanza di R. nella letteratura cristiana occidentale consiste anzitutto nelle sue versioni dal greco. Egli sta tradurre con esattezza e scrupolo, però molte volte procede con grande libertà giungendo sino ad omissioni, aggiunte e modificazioni del testo. Di questa sua libertà di metodo R. dà larga prova nella sua versione della Storia ecclesiastica di Eusebio nella quale ridusse in nove libri i dieci dell'autore, togliendo quello che gli sembrò importante al decimo e unendolo al nono; aggiunse poi di suo altri due libri per condurre l'esposto dal 324 al 395 (morte di Teodosio). Ma certo la storia non era il forte di R.
Le preferenze di R. vanno verso Origene le cui opere prese a stimare durante il soggiorno ad Alessandria e non abbandonò più in seguito. Egli giunse nel suo breve scritto, De adulteratione librorum Origini (PG 17, 615-32), a sostenere che i passi di Origene che contrastavano con l'ortodossia erano stati male interpretati o corrotti dagli eretici; non fa meraviglia dopo ciò che, traducendo il IIc.1° Aççöö, R. si indusse ad attenuare e modificare in più luoghi il testo di Origene (ibid., 11, 115-414 ove sono intercalati i frammenti del testo greco originario). Egli aggiunse due prefazioni, una al I. e l'altra al III. Delle sue traduzioni di Origene si conoscono 17 omelie sul Genesi, 13 sull'Essolo, 16 sul Levitico, 28 sul Numero, 26 su Giosuè, 9 sui Giudici (ibid., 12, 145-990); inoltre 5 omelie sul salmo 36; 2 sul salmo 37 e 2 sul salmo 38 (ibid., 1319-1410). Traduce inoltre il prologo al Cantico dei Cantici, 3 libri e parte del IV (ibid., 13, 61-198); ed anche i 10 libri del commento sull'Epistola ai Romani (ibid., 14, 833-1294). L'ammirazione per Origene indusse R. a tradurre il primo dei 5 II. dell'Apologo che il martire Panfilo aveva scritto su di lui (ibid., 17, 541-610) ed è quanto si è conservato di quell'opera. R. ritenne opera di Origene anche quella De recta in Deum fidem (ibid., 11, 1715-1884) di Adamanzio e si affrettò a tradurla per dimostrare con essa l'ortodossia di Origene. R. stesso attesta di avere tradotto 10 orazioni di s. Basilio e altrettante di s. Gregorio Nazianzeno. Ne restano 8 con il nome di s. Basilio (ibid., 31, 1723-95) su vari argomenti, ma la settima non è di s. Basilio; nove di s. Gregorio. Di Basilio, R. traduce anche i due Instituta monachorum formandone una specie di catechismo in 203 domande e risposte. Si sa inoltre di traduzioni da Evagrio e rimane quella delle Sententiae (cf. A. Wilmart, in Rev. bénédict., 28 [1911], p. 143). R. traduce anche quel romanzo religioso che porta il titolo Recognitions Clementinae di cui non si ha il testo originale (PG 1, 1205-1454); così traduce la epistola di Pietro a Giacomo che precede le omelie apocrife di Clemente (ibid., 2, 31-56). Si sa ora che è una traduzione dal greco anche la collezione Vitae Patrum (Historia eremitica, Historia monachorum: PL 21, 387-462), una raccolta di vite di monaci in cui prendendo occasione da un viaggio in Egitto fa conoscere persone ed usanze monastiche (cf. C. Butler, The Lausiac history of Palladius [Cambridge 1898, 1904], contro A. Preuschen, Palladius und Rufinus [Giessen 1898] che pubblica il testo greco). Assai dubbia è l'attribuzione a R. della versione del De bello Iudaico di Giuseppe Flavio. È sua invece la traduzione delle Sentenze di Sesto, opera di un filosofo pitagorico, rifatta da un cristiano, che comprende 451 proverbi; R. la credette scritta da papa Sisto II e fu ripreso per questo da s. Girolamo.
La produzione originaria di R. è assai più limitata; oltre ai citati De adulteratione e ai due libri della Storia, essa comprende i due libri De benedictionibus Patriarcharum, commento alle benedizioni di Giacobbe ai suoi figli (Gen. 49, 11 sgg.), scritto ad istanza del vescovo Pao-lino in cui dimostra la sua predilezione per l'esegesi originaria (PL 21, 295-336). Maggiore importanza ha il Commentarius in symbolum Apostolorum, scritto verso il 404 ad istanza di un ignoto vescovo Lorenzo (ibid., 335-86), il primo che sia rimasto su questo tema, in cui l'autore si propone di spiegare il Simbolo battesimale di Aquileia che egli stesso aveva professato nel Battesimo e che differiva alcun poco da quello di Roma. Egli ha per fonte le catechesi di s. Cirillo di Gerusalemme. Alle controversie originistiche con s. Girolamo si riferisce l'Apologo ad Anastasium Romanae urbis episcopum (ibid., 623-28, scritta nel 400) in cui professa la sua ortodossia a proposito dei rumori messi in giro contro di lui per la versione del De principiis di Origene. Finalmente l'Apologo in Hieronymum in due libri dedicati ad Arroniano (ibid., 541-624), in cui di nuovo spiega la propria posizione dottrinale confutando le accuse contro di lui e imputando a Girolamo anche la sua passione per i classici. Altre opere sono andate perdute ed altre falsamente attribuite (cf. ibid., 633 sgg.).