RUNA. - Si indicano con questo nome (r. = segreto) i segni alfabetici in uso presso le tribù germaniche prima del cristianesimo. Si compongono di aste verticali a cui si innestano altre aste rettilinee, rarissimamente curve: sono graffite o incise su pietre od oggetti vari; in un secondo tempo anche dipinte («barbara fraxineis pingatur runa tabellis»: Venanzio Fortunato, Carmina, VII, 1, 8). Furono, almeno parzialmente, in uso fino al sec. XIV.
Le r. sono distribuite in 3 gruppi di 8, in tutto 24, quante le lettere dell'alfabeto germanico, e salirono poi a 33: esse servono anche come cifre.
| f | u | th | a | r | k | g | w |
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| h | n | i | j | e | p | z | s |
| t | b | e | m | l | ng | d | o |
Questo aggruppamento è detto Juthark dalle prime sei lettere della prima riga; ad esso era attribuito un valore apotropaico. Presso gli Anglosassoni invece le lettere sono raggruppate secondo l'alfabeto latino.
La tradizione nordica attribuisce alle r. un'origine magica in relazione con il significato magico-mistico del nome e dei numeri che esse rappresentano.
La tradizione è narrata nell'Edda. Il dio Odino sarebbe venuto in possesso della scienza delle r. e quindi avrebbe ottenuto il dominio su tutta la natura bevendo una pozione nella quale, insieme a miele e al sangue del savio Kvasir, sarebbe stata versata la polvere risultante dall'abrasione dei segni graffiti su tutti gli oggetti della natura stessa.
L'ipotesi più probabile circa l'origine grafica delle r. (esclusa quella greca attraverso i Goti, e la latina) è che quei segni siano giunti fino al nord di Europa con la scrittura alfabetica in uso tra le popolazioni nord-etrusche stanziate presso i grandi laghi dell'Italia settentrionale, donde hanno potuto raggiungere il bacino del Reno (Marstrander).