SACCONI, GIUSEPPE. - Architetto, n. a Montalto nelle Marche il 5 luglio 1854, m. a Collegigliato di Pistoia il 23 sett. 1905.
Scolaro nel 1874 dell'Accademia romana di Belle Arti, ove fu discepolo di Luigi Rosso, il S. fece le sue più interessanti esperienze romane presso il Carimini di cui fu collaboratore nei restauri della basilica di Loreto, ed i cui principi imitativi di un sobrio rinascimento il S. stesso seguì nella prima opera da lui compiuta: la collegata di S. Francesco a Force cominciata a costruire nel 1880. In tale anno venne anche bandito il concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II in Roma; dopo varie vicende il S. ne fu proclamato vincitore nel 1884.
Opera amministrava nei progetti originari, non poco modificata nel corso della esecuzione al cui compimento, morto il S. procedette una commissione formata dagli architetti G. Kock, M. Manfredi e P. Piacentini, quindi vilipesa oltre misura, oggi per essa può esprimersi un più sereno giudizio. Indubbiamente grandiosa di concezione e riflettente con estrema chiarezza il gusto della sua età, molto accurata e perfino elegante in alcuni particolari, nella grande mole sono da riconoscere due errori fondamentali. Il primo e più grave fu commesso dal S. in campo strettamente architettonico quando non seppe differenziare strutturalmente la grandissima base, nei fianchi enorme, liscia, levigata, piatta, dalle parti alte dell'edificio caratterizzato dal portico senza sfondo e dai due tempietti grecizzanti. Il monumento che doveva dare il senso di una acropoli - come era appunto nel progetto - per quella base non differenziata ora dà il senso di essere la traduzione in marmo ed in forme gigantesche della alzata di un mobile. L'altro errore è dato dalla inopportuna scelta del botticino per il rivestimento della mole. Al primo di tali errori si può obiettare che il S. trovò il terreno del Campidoglio inadatto alla erezione di una acropoli, al secondo che la scelta del marmo fu imposta da altri per ragioni extra artistiche. Completamente assorbito dai lavori del Vittoriano il S. ebbe scarse occasioni di operare altrove; tuttavia si ricorda l'altare della cappella degli Spagnoli e il coro di quella dei Tedeschi disegnati in stile gotico per la basilica di Loreto, di cui il S. diresse i lavori dal 1886 alla morte.