SACCONI, RANIERO. - Inquisitore domenicano, n. a Piacenza all'inizio del sec. XIII, m. il 21 luglio 1262.
Educato nell'eresia e capo di eretici, per opera di Pietro da Verona abiurò l'errore e vestì l'abito domenicano (1245). Da allora collaborò con s. Pietro per la repressione dei catari. Sfuggì per caso al complotto ordito contro di lui e Pietro da Verona, nel quale quest'ultimo cadde martire (6 apr. 1252). Da 1254 fu capo dell'Inquisizione di Lombardia. Nel 1259 fu costretto ad allontanarsi da Milano per l'opposizione del nuovo podestà Uberto Pallavicini. Il 21 luglio 1262 Urbano IV lo chiamò a Viterbo perché gli facesse una relazione della sua attività inquisitoriale in Lombardia.
Scrisse (nel 1250) una Summa de Catharis et Leonis seu de pauperibus de Lugduno (ed. in E. Martène-A. Durand, Thesaurus novus anecdotorum, V. Parigi 1717, coll. 1761-76; in Duplessis d'Argentré, Collectio Judiciorum de novis erroribus, I, ivi 1724, pp. 48-57; e in A. Dondaine, Un Traité, cit. in bibl., pp. 64-78). È un severo atto di accusa contro gli antichi correligionari; non è propriamente una confutazione degli errori ma un elenco di errori utile agli inquisitori. L'opera (divisa in due parti: la prima dedicata ai catari, la seconda, più breve, ai poveri di Lione) ha un grande interesse storico perché, oltre la dottrina comune, enumera le credenze proprie alle varie Chiese eretiche. È la migliore fonte per la conoscenza della dottrina di Giovanni di Lugio.