SALE (NELLA LITURGIA)

SALE (NELLA LITURGIA). - Il s. era usato nei sacrifici presso gli Ebrei (Lev. 2, 13), i Romani e i Greci.

I Romani attribuivano al s. un effetto apotropaico, ossia la potestà di cacciare i demoni; davano infatti al neonato nel giorno lustrale, l'ottavo dopo la nascita, un po' della mola salsa. Deriva forse da questo rito l'uso del s. nel Battesimo? Nella Chiesa latina infatti il s. esorcizzato e benedetto si dà al battezzando fin dal tempo di s. Agostino (Conf., I, cap. 11; De catechizandis rudibus, cap. 25). La prima testimonianza romana è la lettera di Giovanni Diacono (Papa Giovanni I, 524-26?) al Senato. Presso i cristiani il S. simboleggia la infusione della sapienza (dice infatti il battezzante: « Accipe sal sapientiae... »), la lotta contro la putredine del peccato e la integrità della vita morale. Questo rito, detto « Sacramentum cathecumnerum », che si ripeteva nel corso della preparazione, non si trova nei riti orientali. Il s. benedetto inoltre viene tenuto in grande venerazione dal popolo e usato contro molti mali sia delle persone che degli animali, nei campi, contro le tempeste e contro il fuoco.

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SALEM, DIOCESI di - Catechiste di Maria Immacolata che si dedicano all'assistenza dei poveri della diocesi.

Il s. esorcizzato si adopera inoltre: a) per la confezione dell'acqua santa; b) nel rito della consacrazione della chiesa, per la consacrazione dell'altare, per fare un'acqua benedetta speciale detta « acqua gregoriana »; c) nella benedizione detta « maggiore », « ad omnia valde necessaria et maxime pro peste animalium » o « ad pecora » o « pro mortalitate », in uso dal sec. X. Mangiare il s. è simbolo di unione e di fedeltà (Num. 18, 19 e II Par. 13, 5) sia presso gli Ebrei che presso i popoli orientali ancora oggi.

Bibl.: A. Franz, Die kirchlichen Benediktinnen in Mittelalter, I, Friburgo 1909, pp. 154-92, 221-29; L. Eisenhofer, Handbuch der kath. Liturgik, I, 1932, pp. 304-306 e II, 1933, pp. 247-48, 269-70, 455-60. Pietro Siffrin