SÁNCHEZ, TOMÁS

SÁNCHEZ, TOMÁS. - Gesuita, moralista, n. a Cordova ca. il 1550, m. a Granada il 19 maggio 1610.

Passò tutta la vita, improntata a grande auste-rità, come maestro dei novizi, confessore e per parecchi anni professore di morale e di diritto canonico. L'opera che lo rese celebre e consultato ancor oggi da teologi e giuristi (cf. Wenz-Vidal, IV, n. 20) è: De sancto Matrimonii sacramento (3 voll., Madrid 1605, con molte espresse riedizio-ni). A proposito di essa, Clemente VIII proclamò che non v'era stato ancora altro autore che trattasse le contro-versie e i dubbi in materia matrimoniale con più ampiezza e accuratezza. Ciò non toglie che il S. abbia dovuto ritrattare quanto aveva concesso come probabile: potersi cioè dare, in fatto di lussuria diretta, materia leggera. Inoltre il III vol. fu messo all'Indice il 4 febbr. 1627; ma la condanna non riguarda la dottrina esposta bensì l'omissione del paragrafo, dove il S. sosteneva il diritto del Papa di legittimare gli illegittimi, indipenden-temente da ogni intervento dell'autorità civile. La cosa spiacevole al governo della Repubblica veneta, per cui il paragrafo fu tolto nella ed. di Venezia del 1614; e questa è l'edizione condannata. Con la revisione dell'Indice nel 1900 il nome del S. fu tolto. L'opera ebbe anche a subire attacchi violenti come scandalosa per via dei par-ticolari scabrosi a cui discende. Si può concedere che certe analisi minute manchino di tutto e di delicatezza; ma si deve osservare che l'opera è riservata ai confessori, che necessariamente devono pur distinguere i vari generi di colpe, come avviene per i medici e i giuristi riguardo alla medicina legale.

Del S. furono pubblicate postume altre due opere: Opus morale in praecepta decalogi (in origine Explicatio mandatorum decalogi, 2 voll., Madrid 1613); Consilia seu opuscula moralia (2 voll., Lione 1625) intorno alla giustizia e alle varie sue applicazioni. Sono meno importanti della prima, anche perché non si è certi se rappresentino solo il pensiero dell'autore, e non invece quello degli editori. Contro tutte però il Pascal non lesinò le sue recrimina-zioni nelle Lettres provinciales 5a, 7a, 8a, 9a, accusando il S. di lassismo e di esagerazione nella restrizione men-tale; mentre, tutto esaminato, egli si attiene ad un pro-babilismo moderato, non sempre però compreso entro netti confini (cf. A. Schmitt, Zur Geschichte des Proba-bilismus, Innsbruck 1904, pp. 107-50).

BIBL.: Sommervogel, VII, 530-38; Hurter, III, coll. 592-94; A. Astrain, Hist. de la Comp. de Jésús en la asistencia de España, IV, Madrid 1913, pp. 56, 65, 68; R. Brouillard, s. V. in DTHC, XIV, coll. 1075-95; V. anche M. Petrocchi, op. cit. alla voce precedente. Celestino Testore