SANTA SEVERINA, ARCIDIOCESI di. - Città e
arcidiocesi in provincia di Catanzaro (Calabria). Ha una superficie di 800 kmq. con una popolazione di 60.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 24 parrocchie servite da 34 sacerdoti diocesani e 8 regolari; ha un seminario, 4 comunità religiose maschili e 6 femmi- nili (Ann. Pont. 1952, p. 364).
È l'antica Seberene, latinizzata in Severiana e infine bizantinizzata in S. S. In seguito alla vittoria di Niceforo Foca sui Saraceni (886) ebbe anche per breve tempo il nome di Nicopoli. Ma è assurdo assegnarle quell' Andrea episcopus Nicopolitanus, ricordato da S. Gregorio Magno. che si riferisce a Nicopoli della Grecia. La città di S. S. sorge sulle propaggini orientali della Sila nella vallata del Neto, a breve distanza da Crotone. Per la sua posizione strategica fu fortificata e valorizzata dai Bizantini, i quali vi hanno lasciato molte tracce della loro civiltà nella chiesa del Pozzolio e nel Battistero. Come diocesi deve la sua esistenza ai Bizantini, i quali la crearono di sana pianta, elevandola nello stesso tempo a metropoli di cinque minuscole diocesi suffragane, erette tutte a scapito dell'antica sede di Crotone, che fu ridotta alla sola città. Non si può ammettere la sua esi- stenza per un'epoca anteriore al sec. IX, perché non risulta, né come metropoli né come suffragane di Reg- gio, nei più antichi cataloghi greci. La prima menzione ricorre nella Notitia III della Diatiposi, che è del tempo di Leone VI il Filosofo (886-911), dove compare come metropoli. La quale, tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione, ha perduto l'antica importanza. Perciò la S. Sede ha finito con lasciarla nel 1818 l'unica suffra- gana di Carati e infine l'ha soppressa nel 1952, pur la- sciandole la dignità arcivescovile: Carati è stata aggre- gata alla Metropolitana di Reggio Calabria.
Nell'arcidiocesi di S. S. ebbero vita diversi monasteri cistercensi e florenti, tra cui S. Angelo in Fringillo a Mesuraca e S. Maria delle Terrate a Rocca di Neto. Tra i conventi di Mendicanti sono da ricordare quello dei Domenicani a S. S., quello dell'Ecce Homo a Me- suraca e quello della S. Spina a Petilia; tutti e due questi ultimi sono celebri santuari francescani.
Fra gli uomini che hanno onorato questa metropoli sono degli di essere ricordati: i papi s. Antero, s. Zo- simo e s. Zaccaria, che la tradizione assegna rispettiva- mente a Petilia, a Mesuraca (Reace) e S. S.; Leonardo Caruso di S. S., amico di S. Filippo e palafreniere di Gregorio XIII, che a Roma fondò l'ospizio per i fan- ciulli dispersi e la casa di S. Eufemia per le zitelle povere. Il primo vescovo di cui ricorre il nome è Ambrogio, ricordato nell'epigrafe greca della consacrazione della vecchia Cattedrale, assegnata al sec. IX. Uno Stefano, me- tropolita di S. S., ricorre nella vita di s. Nilo anterior- mente al 985; Basilio fu al Concilio di Costantinopoli del 997; Giulio Antonio Santoro di Caserta (1566-82), detto il cardinale di S. S., che fondò il Seminario e salvò da sicura rovina il monachismo greco; Fausto Caffarelli, nunzio in Savoia (1624-51). L'arcidiocesi di S. S. non è più metropoli di provincia ecclesiastica; la sua suf- fragione Carati è passata a Reggio (AAS, 44 [1952], pp. 516-18).