SATURNO e SATURNALIA. - Per la tradizione letteraria romana non vi è dubbio intorno alla identità tra il dio romano Saturnus e il dio greco Kronos: tutti i miti di quest'ultimo vengono automaticamente proiettati sul primo. Bisogna dire, ad ogni modo, che a S., a differenza degli antichi dèi romani, si sacrificava a capo scoperto (Graeco ritu) e che un rapporto antico tra i due dèi non è escluso. Ciò che è certo, è che le origini del culto romano di S. risalgono a tempi ben più antichi della cultura ellenistica romana. La sua festa, Saturnalia, figura già nel calendario arcaico e il tempio di Saturno, ai piedi del Campidoglio, costruito sul luogo di una più antica ora Saturni, fu dedicato già nel 497 a. C. In questo tempio, al di fuori del quale nessun altro luogo di culto del dio è noto, si custodiva l'erario dello Stato.
Come Giano, Pico e Fauno, anche Saturno figurava nella tradizione leggendaria romana come un antichissimo, anzi come il primo re del Lazio. Sul piano umano della leggenda il suo regno aveva gli stessi caratteri di «età aurea» che la mitologia greca attribuisce, sul piano divino, all'età di Kronos. D'altra parte a S. si faceva risalire l'introduzione dell'agricoltura, ciò che è in accordo con il carattere etnico e specificamente agrario attribuito al dio nella letteratura e nelle raffigurazioni tardive. Tale carattere è spesso sostenuto, per S., anche da studiosi moderni che, malgrado la differenza di valore della prima vocale, vogliono far derivare il suo nome dal verbo serere (part. satus), «seminare».
Per il carattere del dio è una fonte più sicura ciò che si conosce intorno alla sua festa. I Saturnalia sono fissati al 17 dic., ma in pratica, nei tempi storici, si prolungano per tre, quattro e anche cinque giorni. Il tratto specifico della festa è la libertà provvisoria concessa agli schiavi che, in quei giorni, vivono su un piano di uguaglianza con i padroni o vengono addirittura serviti da questi mitologicamente quest'uso si spiega con il ricordo dell'età aurea sotto il regno di S., in cui non vi erano differenze di classe. Si eleggeva, a sorte, un «re dei Saturnalia». Non si poteva, in quei giorni, citare nessuno davanti alla legge. All'immagine cultuale di S. si levavano, per la durata della festa, le catene (compedes) che essa portava, come gli schiavi, continuamente. I Saturnalia, data la loro posizione calendaria, immediatamente precedente al solstizio invernale, avevano anche un carattere di capodanno: si scambiavano auguri e candele, la cui luce evidentemente alludeva alla luce solare che stava per rinascere. Con ciò i Saturnalia, come analoghe feste invernali gioiose ed augurali in zona germanica, costitui-
1969 SATURNO E SATURNALIA - SAULT STE-MARIE 1970
SAULT STE-MARIE, DIOCESI di - Veduta d'una parte del porto (1948). Port-Arthur, Ontario, Canadà.
scono un precedente delle forme popolari del Natale cristiano.
Mentre la tradizione letteraria attribuisce a S. come sposa Ops (identificata con Rhea), che risulta invece legata, nel culto originario, a Conso, al fianco di Saturno va messa Lua Saturni, una dea cui venivano offerte le armi catturate al nemico distrutto: la distruzione è implicita anche nel nome stesso della dea.
Il materiale epigrafico non offre informazioni dirette sul culto di S. che, evidentemente, aveva poca parte nel culto privato: nella maggior parte delle iscrizioni (soprattutto africane) il nome di S. è soltanto una interpretatio Romana e in realtà si tratta di divinità non romane identificate con S.