Conseguita la laurea in giurisprudenza entrò nella magistratura. Di sentimenti liberali, era tuttavia contrario alle società segrete ed al rovesciamento dell'ordine costituito mediante la violenza; e, fautore di riforme, confidava nella discrezione del sovrano per la loro attuazione. Non partecipò pertanto ai moti del 1821. Salito al trono Carlo Alberto, fu nel giugno 1831 membro nella commissione per preparare la riforma della legislazione sarda ed in particolare di elaborare il nuovo codice civile. Contemporaneamente fece parte della commissione per lo studio di una nuova legge sulla proprietà letteraria. Il conferimento di tali incarichi era dovuto alla fama di valente giureconsulto, di cui aveva dato prova con la sua Storia dell'antica legislazione del Piemonte, pubblicata nel 1833. Accanto a diversi scritti di carattere storico, pubblicò in quel periodo i quattro discorsi Della legislazione civile (1835), l'edizione degli Statuti di Torino (1838), la replica alle critiche al nuovo codice sardo del Portalu (Remarques sur le nouveau code civil pour les Etats de S. M. Sarde, Parigi 1838), lo scritto Della autorità giudiziaria (1842), la Storia della legislazione italiana (1844). Dopo la proclamazione dello Statuto fu ministro di Grazia e giustizia nel ministero Balbo e si adoperò per la conclusione di un nuovo Concordato con la S. Sede, che eliminasse di comune accordo i privilegi giurisdizionali del clero piemontese, ma il suo pensiero fu travisato dal marchese D. Pareto, allora ministro sardo a Roma, il quale diede alla proposta una intonazione perentoria, determinando un irrigidimento della S. Sede: le trattative non ebbero neppure inizio. Entrò in Senato il 10 giugno 1849 (ne fu poi anche presidente dal maggio 1863 all'ott. 1864), vi prese la parola, in particolare sulle questioni riguardanti i rapporti tra Stato e Chiesa. Fu contrario alla soppressione degli Ordini religiosi ed all'introduzione del matrimonio civile. Nel 1859-60 non condivise l'ambigua politica del Cavour verso la S. Sede, ma si dichiarò pronto a recarsi in missione a Roma, qualora Pio IX consentisse a trattative ufficiali per la cessione delle Legazioni. Non approvò la Convenzione di sett. del 1864 e da allora si allontanò dalla vita pubblica. Nel 1871 presiedette il Collegio internazionale arbitrale che chiuse la controversia dell'Alabama tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Bnù. E. Ricotti, Breve commento, del conte S. S., Torino 1878; D. Carutti, Il conte S., in Nuova antologia, 38 (1878), pp. 352-59; C. Boncompagni, Della vita e delle opere del Conte F. S., in Atti dell'Accad. delle sc. di Torino, 14 (1878-79), pp. 1009-1104; M. Ricci, F. S. Impressioni e ricordi, Firenze 1878; A. Manno, Carattere e religiosità, A proposito di alcune memorie intime del Conte F. S., Torino 1880; E. Mulas, Il conte F. S. Studi e notizie, in La Rass. nass., 31 (1886), pp. 483-516; 38 (1887), pp. 455-87; 40 (1888), pp. 370-400; P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, II. I. Roma 1951, passim.
SCLOPIS DI SALERANO, PAOLO FEDERICO