SEFFORIS (ebr. postbiblico Şippurî; gr. Σεφφάς). - Città di Galilea, il cui nome si conserva nell'odierno villaggio di Şaffürijjeh, 8 km. a nord-ovest di Nazareth (Israele). Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., XIII, 12, 5) informa che al tempo di Alessandro Ianneo (103-78 a. C.) S. poté (ca. il 100 a. C.) resistere agli attacchi di Tolomeo Latiro (117-81 a. C.).
Per la sua importanza politica ed economica, Gabinio (57-55 a. C.) la scelse a sede di uno dei cinque sinedri in cui fu divisa dall'amministrazione romana la Palestina. Incorporata nel Regno di Erode il Grande, tentò alla morte del Re di sollevarsi, ma fu punita gravemente da Varo, che ne vendé schiavi gli abitanti. Ricostruita da Erode Antipa (4-39 d. C.), ebbe il titolo di Autocratoride e Cesarea e fu capitale della tetrarchia di Galilea fino al 18, quando il tetrarca Erode trasferì la capitale nella nuova città di Tiberiade. Ceduta Tiberiade nel 55 ad Agrippa II (49-93 d. C.), S. tornò ad essere la capitale della Galilea e forse in quell'occasione ebbe il titolo di Irenopolis-Neronias-Sepphoris. Arresasi a Vespasiano, ivi immigrarono molti fuggiaschi da Gerusalemme e dalla Giudea. A Diocesarea, come era chiamata dai Romani S., risiede il celebre rabbî Jéhúdháh han-Náší; fu un centro di intensa vita giudaica religiosa e politica. Il conte Giuseppe di Tiberiade, giudeo convertito, vi costruì una chiesa in onore di s. Anna, ritenuta nativa della città: ne sorsero però gravi disordini, da parte dei giudei, repressi severamente da Gallo (351). Nel sec. VI era sede vescovile ed il pellegrino Piacentino vi visitò la chiesa di S. Anna (P. Geyer, Itin. Hier., 161, 4). I Crociati ne ricostruirono la chiesa, di cui restano importanti rovine, e da lì mossero poi per la infausta battaglia di Qurn Ḥaṭṭin (1189). Nel 1725 l'emiro Dāhir el-'Omar vi restaurò il castello che ancor oggi domina sulla collina, testimone nell'architettura dei vari periodi della sua storia. Nel 1909 vi fu scoperta una sala con pavimento musivo e con iscrizione aramaica, appartenente ad una sinagoga. Nel 1931 sondaggi archeologici misero in luce un anfiteatro romano, musaici, capitelli, colonne e resti di un tempio.