Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Sacra Scrittura Popoli e personaggi

SEM

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Noto anche come: inglese: Shem

SEM (ebr. Šēm). - Uno dei figli di Noè, forse il primogenito, essendo nelle enumerazioni al primo posto (S., Cam [v.] e Iapheth [v.]: Gen. 5, 32; 6, 10; 9, 18 ecc.); ma nella «Tavola dei popoli» (ibid. 10, 2-21) sono menzionati prima i fratelli, perché eliminati dall'interesse del narratore, che poi segue solo le vicende della famiglia semitico-patriarcale (Thareiti). Da S. prende nome il ceppo dei Semiti.

Un rilievo particolare, d'importanza religiosa e storico-etnica, ha l'episodio di Gen. 9, 18-28, in cui dal diverso atteggiamento verso il padre si caratterizzano i tre fratelli. Alla conclusione dell'episodio Noè proferiva per S. le parole di benedizione: «Benedetto Jahweh, Dio di S.» (ibid. 9, 26), che direttamente sono in lode a Dio, ma come contenuto di «benedizione» si riferiscono al figlio: espressione di particolare rapporto tra il vero Dio e S., a confronto dei suoi fratelli.

Altri interpretano, con lettura leggermente diversa e senza sostanziale divario di senso: «Benedetto sia S. da Jahweh, mio Dio», e «Benedica Jahweh le tende di S.». In S. è intesa la sua discendenza, in parte per una effettiva scelta provvidenziale da parte di Dio, in parte in quanto la frase è un augurio, in parte in quanto è profezia del futuro libero sviluppo storico. Nessuno dei tre motivi è assente e nessuno è esclusivo. A riconoscervi un processo di pura e semplice proiezione di vicende del gruppo etnico nella figura di un capostipite, come si pretende molte volte per le narrazioni patriarcali, il testo non si presta: se fosse così, le espressioni sarebbero molto più precise. Effettivamente il monoteismo nella stirpe dei Semiti (e in essa sola) ebbe sempre cultori, non però in tutti i suoi gruppi: ossia la storia dirà poi che «Jahweh, Dio di S.» in realtà voleva dire «Dio d'Israele». Il detto di Noè stesso per Iapheth (Gen. 9, 27) non ebbe senso che all'avvento messianico, con la predicazione degli Apostoli all'Occidente. Non vi è quindi motivo di non ritenere la benedizione di S. per profezia, come certamente è quella per Iapheth.

In Gen. 10, 21-31 si ricordano i figli e nipoti di S., in cui sono per lo più riconoscibili i capostipiti di gruppi noti di Semiti (v.). Giovanni Rinaldi

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Di Giovanni Rinaldi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 273–274.

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vol. 11, coll. 273–274

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Rinaldi, Giovanni. “Sem (Ebr. ŠĒM).” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 273–274. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sem-ebr-sem.

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Rinaldi, Giovanni. “Sem (Ebr. ŠĒM).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 273–274. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sem-ebr-sem.

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