SEPHELA (EBR. HAŠ-ŠEPHĒLĀH «BASSOPIANO»)

SEPHELA (ebr. haš-Šephēlāh «bassopiano»). - Termine (spesso tradotto dai Settanta 7 mēdwī (yī) = Volgata campestris [terra], o tō mēdōv = campus), che designa nella geografia della Palestina (Deut. 1,7; Jos. 11,2; I Mach. 3,24) la zona di colline che si estende dal sud, Lachis e Eglon, sino alla piana di

Ahlalon a nord; il corso di ampie valli la separa dal ciglio dell'altipiano giudaico ad est e dalla piana costiera di Saron e dalla Filistea all'ovest.

I Filistei si muovono dalle loro terre per occupare villaggi della S. (II Par. 28,18; Zach. 7,7); le truppe siriane battute dai Giudei nella S. riparano nelle città della costa e della Filistea (I Mach. 3,24; 4,45; 5,66.68).

In un senso molto più esteso il termine S. fu adoperato per designare tutto il territorio dalle colline sino alla costa del mare. Così il sicomoro che vegeta principalmente nel terreno sabbioso della costa è considerato come una caratteristica della S. (I Reg. 10,27). Nella lista delle città assegnate a Giuda nella S. (Jos. 15,45) alcune località, anche ritenendo sospetta l'inserzione di Gaza, Azoto e Accaron (Ephor), sono geograficamente fuori della zona delle colline. In questo ampio senso Eusebio (Onom., 162), attribuisce alla S. tutto il territorio che da Eleuteropoli (Bejt Gibrin) si estende a nord e ad ovest.

Ricca di risorse naturali (olio, vino, cereali), la S. fu sempre contesa fra i Giudei e i Filistei, specialmente per il possesso delle valli, via naturale al centro del paese della Giudea.

Bibl.: S. A. Smith, The historical geography of the Holy Land, Londra 1931, pp. 197-240; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, p. 416 sq.