SESSA AURUNCA, DIOCESI DI

SESSA AURUNCA, DIOCESI di - Pergamo e candelabro pasquale, opera di Maestro Pellegrino (1ª metà del sec. XIII) - Sessa Aurunca, Duomo.
SESSA AURUNCA, DIOCESI di - Pergamo e candelabro pasquale, opera di Maestro Pellegrino (1ª metà del sec. XIII) - Sessa Aurunca, Duomo.

J. H. Breasted, Ancient records of Egypt, IV, Chicago 1927, p. 348 sgg.; G. Ricciotti, Stor. d'Israele, I, 4ª ed., Torino 1947, pp. 43, 83, 95, 177, 376-77; P. Gilbert, Esquisse d'une hist. de l'Egypte ancienne et de sa culture, Bruxelles 1949, p. 78.

Aristide Calderini

SESSA AURUNCA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Caserta. Ha una superficie di 358 kmq. con una popolazione di 60.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 42 parrocchie servite da 60 sacerdoti diocesani e 6 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 375). È suffragiata di Capua.

Oscure sono le origini del cristianesimo in S. A. Tra i suoi vescovi, escluso Sinisius o Sinesius ricordato negli Acta SS. Septembris, I (Anversa 1746), p. 125, si hanno i ss. Castrense e Rosio (Roscio o Rossio), ricordati in una Vita s. Castrensis (BHL, 1644-45) interessata di particolari inverosimili desunti da altra fonte. Del primo si ricorda una traslazione sotto Guglielmo II (1616-89); dell'altro restano un documento della chiesa di Calvi e una bolla del vescovo capuano Atenolfo del 1032 (Ughelli, X, p. 238, n. 12; VI, pp. 535-36).

Verso la fine del sec. v e i primi del VI appare il primo presule noto, Fortunato, presente ai Concili di papa Simmaco. Seguono Giacomo, monaco cassinese (da taluni assegnato dopo il sec. VIII, da altri al XII) e Giovanni che intervenne al Concilio romano di Gregorio V nel 998. Durante tutto il medioevo S. fu sempre dominio papale, finché Clemente IV la cedette a Carlo I d'Angiò. Da allora la città, seguendo le vicende di Napoli, passò da Giovanni I al conte di Squillace e poi ai Piccolomini, ai Consalvo di Cordova e ai Marzano. La serie dei vescovi dopo il Mille è pressoché completa. Si ricordano Benedetto (1032) che ebbe confermati i privilegi dell'arcivescovo Atenolfo di Capua, dopo che la diocesi fu assegnata da Giovanni XIII a quella metropolitana; Erveo, presente al Concilio Ratenense del 1177; Giovanni (1259), che compì il bel pavimento musivo della Cattedrale; Matteo Bruni (1363), deposto da Urbano VI per sospetta simpatia verso l'antipapa Clemente; e Angelo Geraldini d'Amelia, che rivestì importanti incarichi sotto vari pontefici e morì ritirato nella sua patria, punito con la confusa da re Ferdinando per non aver ottemperato al suo bando. Nel 1818, Pio VII, soppressa la diocesi di Carinola, la unì a S. A.

Molti dei santi attribuiti a S. A. sono leggendari. Due tarde Passioni poco attendibili (BHL, 1649-50) ricordano i ss. Cassio Casto e Secondino che invece sono ritenuti africani e non campani; lo stesso può dirsi per s. Saturnino.

MONUMENTI. - Di nessun interesse le poche gallerie cimiteriali (Nuovo Bull. di arch. crist., 3 [1807], p. 140), dei SS. Casto e Secondino, in un giardino dell'ospedale civico, che conserva resti di una basilicetta e un sarcofago ellenistico nel quale si sarebbe custodito il corpo di s. Casto. Il monumento maggiore di S. A. è il Duomo, consacrato nel 1113 e deturpato nel 1758 dal vescovo Fr. Caracciolo d'Altamura; è a pianta basilicale con nartecce a tre arcate e presbiterio triabissato. L'edificio, sorto sulla chiesa primitiva di S. Angelo, è composto di materiali tolti da edifici romani. L'arco centrale del pronao, ad ogiva, è ornato di rilievi (sec. XII) con scene della vita di s. Pietro e ai lati, sulle mensole d'imposta, Noè a destra e Sansone che lotta con il leone a sinistra: alla sommità i mesi dell'anno. Gli archi laterali hanno mensoline e rosoni. I tre portali sotto il pronao sono di materiale antico: il maggiore, con due fiere agli stipiti, mostra un architrave a rilievo (due pantere affrontate a un vaso da cui sorge una vite) e nella lunetta Gesù Cristo tra i ss. Pietro e Paolo. A sinistra del Duomo il portale dell'episcopio riproduce lo schema del portale maggiore e come l'altro proviene dal teatro romano. L'interno a tre navate, divise da 18 colonne antiche di forma e materiale vari, hanno bei capitelli corinzi. Notevole il museico pavimentale a disegni geometrici e del sec. XII; un superbo ambone cosmatesco poggiato su quattro leoni di Pellegrino da Capua, commesso dal vescovo Pandolfo (1224-59) e compiuto da Taddeo da S. A. sotto il vescovo Giovanni III (sec. XIII). A Pellegrino appartengono i due rilievi del pergamo con storie di Giona e il candelabro del cero pasquale, ricco d'intagli e di ornati musivi, mentre è opera di Taddeo il parapetto della cantoria con musicaia a fondo oro, di ottima fattura, che richiamano la preziosa decorazione dei musicai normanni, siculi e campani. Sotto la navata centrale si estende la cripta sostenuta da 20 colonne corinzie.

Delle altre chiese, di qualche interesse sono quella dell'Annunziata a croce greca e cupola, S. Agostino con l'annesso convento attribuito al Vanvitelli e la barocca S. Germano ricca di stucchi.

BIBL.: Ughelli, VI, pp. 531-47; X, p. 165; F. Granata, Raggiuglio istor. della fedeliss. città di S. sino all'anno 1760, Napoli 1763; Moroni, LXIV, pp. 249-57; C. Stornajolo, Il rilievi dell'arco sul portico di S. A., Roma 1895; id., Sarcofago della basilichetta dai SS. Casto e Saturnino in S. A., in Solemne Praeconium Jhuunario Asprenati Galante tributum, Napoli 1921; L. Pepe, La cattedr. di S. A., Trani 1898; E. Bertaux, L'art dans l'Italie mérid., Parigi 1904, pp. 354 sgg., 602 sgg. e passim; A. Di Lella, L'antica basilica crist. di S. A., le sculture ed i museici, in Studi di st. e di arch. nell'arte mediev. neo-campana, Cassino 1904; G. M. Diamare, Mem. critico-stor. della Chiesa di S. A., 2 voll., Napoli 1906-1907; Lanzoni, I, pp. 178-83 e passim; P. Toesca, I. Il Medioevo, Torino 1927, pp. 595 sgg., 856 sgg. e passim; F. De Santa, Le orig. della dioc. e la basilica cattedrale di S. A., in Boll. aurnco, 1933, pp. 13-23; P. F. Kehr, Italia pontificia, VIII, Berlino 1935, pp. 268-70; Cottineau, II, col. 3019; M. Inguanez e altri, Rationes decimarum Italiae, Campania (Studi e testi, 97), Città del Vaticano 1942, p. 101 sgg. e passim.

Pascuale Testini